Kosovo è Serbia?

Eventi, Ex Jugoslavia, Incontri, Kosovo, Serbia, Solidarieta' — By on 27 ottobre 2010 17:23
mercoledì 27 ottobre · 21.00 – 22.30
Cutty Sark
Via Poloni 30
Verona, Italy

DALLA DISSOLUZIONE DELLA JUGOSLAVIA DI TITO AGLI SCONTRI AL MARASSI DI GENOVA

Ospiti:

WALTER PILO
Associazione ONLUS “l’Uomo Libero”
Attiva nei paesi dell’ex URSS dal 1991 presenterà il nuovo progetto di solidarietà internazionale

AUDREY D’AGUANNO
Associazione “Solidarieté Kosovo”
Realizza e promuove azioni di sostegno e solidarietà verso le popolazioni serbe del Kosovo

Moderatore della serata: MARCELLO RUFFO

serata organizzata dal Circolo Culturale “Cutty Sark Zero 45″
per il ciclo “Parole al bancone”

INGRESSO LIBERO


Com’è andata?

Più di cento persone hanno assistito mercoledì 27 ottobre alla conferenza-dibattito sull’argomento, evidentemente molto sentito, della difficile situazione del Kosovo e delle relazioni con la Serbia. Dal bancone del Cutty Sark 045 la storia del popolo serbo che vive nelle enclaves kosovare ci è stata raccontata da Walter Pilo, responsabile dell’Associazione ONLUS Uomo Libero, e da Audrey D’Aguanno, dell’ Associazione Solidarietè Kosovo. Le due associazioni sono entrate in contatto circa un anno fa proprio grazie alla mediazione di Casapound Italia, e da allora hanno intrapreso una fruttuosa collaborazione.

Il Kosovo, origine e centro pulsante della nazione serba, ha vissuto assieme ai Paesi vicini il dominio dei Sultani ottomani, durato fino all’inizio del XX secolo. Al momento della riconquista da parte della Serbia, questa regione si ritrovò però ad essere popolata per la maggior parte da abitanti di nazionalità albanese, per lo più profughi dalle regioni limitrofe, che manifestarono ripetutamente e violentemente le loro ambizioni secessioniste e separatiste. Sono seguiti anni molto sanguinosi: il governo centrale di Belgrado tentava di “serbizzare” in maniera coatta la regione kosovara, mentre qui i pochi serbi che continuavano ad abitare la propria terra venivano perseguitati e barbaramente uccisi, le case e le chiese bruciate e distrutte.

Nel 2008 è stata proclamata unilateralmente l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, riconosciuta da molti Paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia (per le istituzioni serbe naturalmente il Kosovo mantiene invece il proprio status di provincia autonoma).

Attualmente, come abbiamo potuto vedere anche dalle fotografie proiettate durante la conferenza, esiste una minoranza serba che vive reclusa, bisognosa di tutto, in enclaves isolate all’interno del territorio kosovaro.

Il caso del Kosovo, come è stato giustamente fatto notare dai relatori, costituisce un precedente pericolosissimo e destabilizzante per tutti gli Stati europei che accolgono stranieri che, una volta trovatisi in maggioranza all’interno di una regione o di una città, potrebbero avanzare la pretesa di formare uno stato a sé stante, con leggi ed istituzioni proprie. Particolarmente grave ed inquietante il caso in cui, come accade anche per gli albanesi della Repubblica del Kosovo, la minoranza secessionista abbia radici che non sono quelle europee, in senso culturale, religioso ed etnico.

Le testimonianze dei relatori e gli interventi del pubblico hanno portato a queste e a molte altre considerazioni illuminanti su una vicenda che, in relazione alla sua grande importanza per tutti noi e per l’Europa che vivremo domani, è certamente troppo ignorata dai più. In quest’ottica più ampia è stato anche più facile giudicare il recente fatto di cronaca che ha risvegliato, o fatto nascere, in molte persone l’interesse per la questione serba: stiamo parlando naturalmente degli scontri che, lo scorso 12 ottobre, hanno reso necessaria la sospensione della partita Italia-Serbia che si stava giocando allo stadio Marassi di Genova. L’azione spettacolare di Ivan Bogdanov, valutata nelle maniere più diverse, è però indubitabilmente stata un’enorme ed efficace cassa di risonanza per la causa che anima la lotta dei serbi che vogliono rimpossessarsi di una parte del loro territorio che è stata loro sottratta e resa indipendente con il beneplacito della maggior parte delle potenze europee.

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