In viaggio verso il Kosovo

Kosovo, Serbia, Solidarieta' — By on 30 dicembre 2010 20:19

la linea amministrativa tra Serbia e Kosovo

28.12.2010

Partenza da Belgrado verso le 8.30, meta Kosovoska Mitrovica.

Il viaggio sarà lungo e non conoscendo le strade preferiamo, finché possibile, viaggiare con la luce del giorno. Lungo la strada incontriamo poche macchine, per di più malandate, a parte qualche gippone delle Nazioni Unite che ci supera sfrecciando ad alta velocità e qualche altra macchina del nord Europa.

Mano a mano che scendiamo verso sud il panorama cambia e le ampie e brulle pianure lasciano lo spazio a montagne sempre più alte, portandosi via anche la luce del giorno e un bel po’ di gradi. Siamo oramai costantemente a -6°.

Abbiamo passato dieci ore in auto, fatta salva una piccola pausa in un “ristorante” in mezzo al nulla decorato con aquile di gesso, luci di Natale e piante di plastica. Dai capitelli delle colonne di cartongesso del patio scendono aguzze stalattiti di ghiaccio.

Lungo la strada ci concediamo il tempo per la visita del monastero di Studenica, un complesso di tre chiese arroccato in mezzo alle montagne e circondato da un alto muro di pietre a secco. L’entrata è un arco a tutto sesto con un imponente portone di legno sotto un alta torre a punta e, appena varcata la soglia, si apre il giardino con al centro la chiesa più importante, con le pareti di marmo bianco, e ai lati le altre due più piccole. Qua e là, in mezzo all’erba, spunta qualche lapide con le iscrizioni in cirillico oramai consumate dal tempo. E’ un luogo di serenità, senza dubbio.

Ci rimettiamo in marcia.

La strada si distende come un serpente in mezzo alle montagne bianche di brina e di neve; a fianco della strada scorre l’Ibar, il fiume che divide Mitrovica in due: a nord i serbi, a sud gli albanesi. Nel mezzo pick up di EuLex, qualche jeep della KFor, e un’aria pregna di tensione, di barbarie e di dolore.

La pesantezza della situazione e la stanchezza di questa gente la si legge nei loro occhi e, talvolta, nei loro atteggiamenti scostanti.

Verso le 18 ci troviamo alla fine di una interminabile coda di tir e furgoni. E’ già buio, la strada piena di buche e a tratti sterrata. Superiamo con difficoltà la coda. Gli autisti sono in gruppetti da due/tre, chiacchierano e fumano, qualcun altro è chiuso al caldo nelle cuccette; l’attesa ci sembra sarà molto lunga.

La fila delle auto fortunatamente è più breve. Dopo una ventina di minuti ci ritroviamo a cercare di comunicare con un poliziotto che ci ritira i passaporti, il libretto della macchina e ci fa segno di accostare a destra e aspettare.

Accendiamo un’altra sigaretta.

Dopo un po’ il poliziotto torna, ci consegna i nostri documenti e ci dice di proseguire.

Un paio di km e siamo nuovamente in attesa in fila, questa volta c’è anche la forza internazionale a presidiare questa “linea amministrativa” per i serbi e “confine” per i neo-indipendenti kosovari albanesi.

Un soldato della KFor si avvicina, parla italiano. Stessa prassi di prima e, mentre aspettiamo che ci vengano restituiti i passaporti timbrati, si sbottona un po’ e, dopo il naturale stupore della nostra visita in Kosovo “per turismo”, ci esprime con un’espressione colorita lo stato attuale di questo stato che nasce da un obbrobrio giuridico: “è un cesso a cielo aperto”. Parlottiamo ancora un po’, ci consiglia un paio di monasteri e, quando arrivano i documenti, ci raccomanda di alzare i finestrini, chiudere le porte e non fermarsi fino a Kamenica.

Ancora un’ora di viaggio lungo strade buie, incrociando qualche macchina e ogni tanto qualche gruppetto di case.

Arriviamo finalmente a Kamenica. Siamo un po’ sperduti ma riusciamo a trovare l’albergo, sistemarci e contattare la guida per domani.

Appuntamento alle 7:30. Iniziamo.

[il video delle foto su l’Uomo Libero TV - clicca qui]

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