Betlemme, un tranquillo Natale all’ombra del Muro israeliano

News, Palestina, Solidarieta', World news — By on 4 gennaio 2011 06:20

Betlemme ha trascorso serenamente le sue festività natalizie. Nonostante qualcuno avesse provato ad agitare l’ormai consunto spauracchio del fondamentalismo islamico, pellegrini e semplici turisti hanno affollato indisturbati le strade di quella che è considerata la culla della religione cristiana. Una mite giornata di sole quella del 25 dicembre, che permetteva ai fedeli di radunarsi in piazza per ascoltare le parole del patriarca Fouad Twal. Circa 90mila pellegrini giunti in città per celebrare il Natale e tutto esaurito registrato dalle 24 strutture alberghiere presenti in città.
Nessuna traccia, come era del resto prevedibile, del temuto fondamentalismo islamico o di quelle – per riprendere le definizioni di alcuni giornalisti della carta stampata – gang di ragazzetti islamici che riempirebbero la piccola comunità cristiana di angherie. Nessuno scontro e nessuna violenza, a differenza di altre realtà della regione (vedi Iraq ed Egitto ad esempio) dove le piccole comunità cristiane sono realmente poste sotto assedio. In Terra Santa, del resto, lo scontro non è mai stato di natura religiosa.
Ed allora molti hanno attribuito al consiglio municipale di Betlemme, appartenente dopo le regolari elezioni municipali del 2005 ad Hamas, la responsabilità di aver favorito un crescente fondamentalismo islamico ed aver costretto all’emigrazione di massa dei cristiani.
I fatti smentiscono questa tesi. Un crescente ed imperante fondamentalismo islamico non avrebbe certamente permesso di addobbare le strade con luci e festoni, non avrebbe garantito l’incolumità dei numerosi gruppi di boy scout che proprio durante le festività hanno marciato per le strade di Betlemme.
C’è da chiedersi perché mai il reazionario consiglio municipale di Hamas, peraltro regolarmente eletto, avrebbe dovuto permettere l’apertura (solo nel 2010)  di 12 nuovi negozi di souvenir cristiani di fronte alla Chiesa della Natività?
In un clima di tensione, secondo alcuni addirittura di repressione, come avrebbe fatto il turismo di natura religiosa a crescere solo nel 2010 di circa il 60 per cento arrivando a rappresentare il 15 per cento del Pil palestinese? Come avrebbero fatto 1 milione e mezzo di pellegrini cristiani provenienti da tutto il mondo, sempre nel solo 2010, a visitare senza problema alcuno i luoghi della religione cristiana senza essere oggetto di minacce e soprusi da parte della collerica maggioranza musulmana?
Certo i cristiani in Terra Santa sono pochi. Anzi, pochissimi. In netta diminuzione dal 1948 ed in particolare a seguito dell’Intifada del 1987 ed alla seconda rivolta popolare palestinese del 2001. Una situazione difficilissima: sempre più stretti fra ebrei e musulmani l’unica soluzione possibile sembra essere quella dell’emigrazione all’estero. Una situazione difficilissima in particolare quella di Betlemme: stretta com’è fra il Muro ed i progetti di espansione degli insediamenti che la circondano.
È il cemento del Muro che ha fatto ombra sulla città. Sono gli otto metri di altezza del Muro che circondano la città su tre lati rendendo oggettivamente più difficile, sebbene non impossibile, il passaggio di turisti e visitatori, le cui presenze potrebbero essere molto più alte di quanto non lo siano già adesso.
Molto più di qualsiasi dato, cifra o considerazione di natura politica è un graffito di colore rosso disegnato sul Muro che rende l’idea di cosa sia oggi Betlemme: “Merry Christmas from Betlehem Ghetto”.

04/01/2011

[fonte: Osservatorio Iraq]

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