La fine del viaggio

Kosovo, Serbia, Solidarieta' — By on 6 gennaio 2011 09:33

lungo la strada che porta a Sarajevo

01/02.01.2011

Il primo giorno dell’anno lo impieghiamo per trasferirci dal Kosovo a Sarajevo, per fortuna c’è poco traffico e il tempo ci da una mano.

Il tragitto ricorda in molte parti i nostri laghi, le nostre montagne, le nostre colline, è una terra che potrebbe vivere tranquillamente di turismo.

In meno di dieci ore ci siamo.

Sarajevo è una bella città, il simbolo di un’integrazione che è durata per centinaia di anni, con fasi alterne naturalmente, ma che ha visto la costruzione di splendide moschee e cattedrali le une a fianco delle altre. C’è anche una componente ebrea che può contare su diverse sinagoghe proprio in centro città. Tutti i monoteismi sono qui presenti ed ecco perché, meritatamente, viene chiamata la “Gerusalemme d’Europa”.

Convivenza che è durata fino al 1992. Con lo scoppio della guerra in Bosnia Herzegovina infatti tutto è cambiato. Le immagini dei tre anni successivi le ricordano tutti e i segni nella città si vedono ancora.

la casa nel cui garage è stato scavato il tunnel

Andiamo a visitare il “Tunel“, una galleria sotterranea di 800m, alta 1,60 e larga 1, che ha rappresentato durante quei 3/4 anni l’unica via di comunicazione tra la città assediata e il mondo esterno.

Parliamo un po’ con la gente e l’impressione che ne riceviamo, forte e chiara, è che nessuna pace, nessun compromesso, niente, potrà riportare le cose a com’erano prima.

Anche questa visita, che conclude il nostro viaggio, è stata istruttiva, fondamentale e necessaria per cercare di capire un po’ di più l’intrigato quadro dei Balcani.

Il progetto “Accendiamo la Speranza” è ufficialmente iniziato: è tempo di tornare a casa e mettersi al lavoro.

[il video delle foto su l’Uomo Libero TV - clicca qui]

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