Nelle enclavi

Kosovo, Serbia, Solidarieta' — By on 4 gennaio 2011 16:51

29 dicembre 2010

Il vero che motivo che ci ha portato qui iniziamo a conoscerlo realmente oggi, con la visita delle enclavi dove risiede principalmente la minoranza serba.

Il territorio C appartiene allo stato B. C rappresenta un’enclave per lo stato A e un’exclave per lo stato B.

Su Wikipedia si legge che “in geografia politica un’enclave è un territorio (entità geografica) interamente compreso all’interno di uno stato (entità politica), che però appartiene ed è governato da un altro Paese”.

In realtà qui l’entità politica è in una situazione quantomeno controversa. Il Kosovo si dichiara, autonomamente, indipendente nel 2008; creando di fatto un precedente che potrebbe potenzialmente frantumare l’Europa stessa in decine di staterelli. Inoltre è un’entità che non ha ancora ricevuto il riconoscimento internazionale… quindi è lì ma non si sa bene cosa sia ma è molto chiaro invece quello che fa e quello che i terroristi dell’UCK hanno fatto in passato (clicca qui per leggere il rapporto di Dick Marty).

Lungo la strada che ci porta ad Osojane incontriamo fin da subito uno dei numerosi monumenti eretti a ricordo di questi “eroi” criminali. E’ dedicata ad Adem Jashari, considerato uno dei padri fondatori, insieme a Zahir Pajaziti, dell’UCK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës). Le statistiche ci parlano di trecento uomini in divisa all’anno assassinati da Jashari e la sua banda, per circa dieci anni, proprio lungo la strada che stiamo percorrendo oggi; senza parlare dei civili vessati, torturati e uccisi.

L’aeroporto di Prisitina è dedicato a Jashari, come anche il museo dedicato all’ “indipendenza”.

Dopo circa un’oretta arriviamo finalmente a Osojane, una manciata di case gettatalungo una strada polverosa da cui spiccano la scuola e il Municipio, entrambi ricostruiti, così come le case, dopo che nel giugno 1999 fu tutto bruciato dagli albanesi, costringendo tutta la popolazione a scappare.

Il Sindaco si chiama Dragoljub Repanovic. Solo due settimane fa è stato arrestato e trattenuto in carcere per nessun motivo. Gli sono stati requisiti dalla ventiquattrore  tutti i timbri e i documenti che recavano simboli serbi.

una casa ricostruita con a fianco il gazebo per i soldati

Ci viene incontro sorridente e, prima di accompagnarci a incontrare il direttore della scuola, ci accompagna a visitare Zac, un villaggio di un poche case a pochi chilometri. Qui vivono una ventina di famiglie, fino a solo poche settimane fa vivevano in tenda. Quelle poche muratore che si riusciva a tirare su venivano regolarmente bruciate e abbattute dagli albanesi. Ora la zona è presidiata giorno e notte dalla KFOR. A fianco delle case costruite sono stati posizionati dei gazebo di legno per proteggere le famiglie dalle incursioni notturne.

Non si spara più come prima, ci dicono, ma i pestaggi, le sassate e le molotov sono ancora cosa comune. La settimana scorsa un vecchio è stato pestato a sangue, senza nessun motivo, a qualche decina di metri da dove ci troviamo, solo perché serbo.

una bambina della comunità di Zac all'ingresso di casa; fino a due settimane fa anche lei viveva in tenda con i genitori

La comunità dove ci troviamo si chiama Istok. Ne fanno parte anche Zac e Osojane e oggi conta ca. duemilacinquecento persone. Prima erano molte di più e anche i villaggi erano di più, ma molti non sono ancora tornati e altri villaggi sono invece stati distrutti. Le case sono costruite grazie al contributo di UNPD (United Nations Development Programme).

Due volte a settimane UNMIK (United Nations Interim Administration Mission in Kosovo) organizza un pullman per poter permettere alla gente di questi villaggi di andare a Mitrovica in completa sicurezza per acquistare generi di prima necessità e visitare amici e parenti.

La disoccupazione è forte, prima della guerra c’era una fabbrica tessile che sosteneva l’economia, ma è stata incendiata e rasa al suolo dagli albanesi. Ora la maggior parte delle persone è impiegata presso l’ambulatorio medico o la scuola, i cui stipendi sono pagati dal Governo di Belgrado, come anche gli assegni di disoccupazione e quelli famigliari. Tutti ricevono qualcosa ma comunque si sono rimboccati le maniche: la terra è coltivata, qua è là si notano i lavori di miglioramento e sono iniziati progetti di coltivazione diretta alla vendita, organizzati da una cooperativa agricola che si chiama Zadruga.

La comunità ha comunque bisogno di tutto, dall’abbigliamento al cibo, soprattutto per le persone che stanno ritornando, che non hanno niente. Servono inoltre nuove case, strumenti per coltivare e serre.

Due chiacchiere con i soldati rumeni che al pattugliano la zona e torniamo a Osojane dove ci aspetta Zoran Grkovic, il direttore della scuola. Ci sono circa una

gli studenti di una delle classi della scuola di Osojane

cinquantina di studenti, dai sei ai quattordici anni. L’elettricità manca regolarmente, spesso d’inverno, impedendo un regolare svolgimento delle lezioni e soprattutto tagliando il riscaldamento. Succede ogni giorno, dalle due alle quattro ore, ma è anche successo che mancasse per due giorni di seguito. Ci fa visitare la scuola, la palestra vuota, una sala comune con solo un tavolo da ping pong e l’enorme catasta di legna all’esterno utilizzata per il riscaldamento. La scuola ha bisogno di diverse cose, a partire da un generatore elettrico per risolvere il problema della mancanza di energia, e poi un minivan come scuolabus, i computer per attrezzare un’aula informatica, un proiettore per fare cineforum, attrezzatura e materiale sportivo per la palestra, una copertura per la legna così che non si bagni durante le piogge.

Prendiamo nota di tutto, il progetto Accendiamo la Speranza prevede già l’acquisto del generatore per questa scuola e di uno per l’ospedale di Silovo, ma sarà ampliato con tutte queste nuove esigenze, alcune delle quali realizzabili con veramente pochissimo sforzo, ottenendo però un risultato che qui vorrebbe veramente significare molto.

Ci congediamo dopo diverse ore e risaliamo in macchina per continuare il viaggio…

[il video delle foto su l’Uomo Libero TV - clicca qui]

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1 commento

  1. Marco scrive:

    @PrishtinaHottieee Albanians having money?Buahahahhahhah poreost country in Europe and maybe world you have money !I can every albo girl for 1 euro but i don’t want because those muslim girls are so discausting.Albania to destroy Serbia?You NATO puppet if NATO didn’t protected you we would smash you.But just wait one day we will revenge when NATO leave.We will revenge for all evil what you did just wait you will see.Now we controll Bosnia we have powerfull allies you will die.

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