RAPPORTO U.S.A. SUL CERMIS

Senza categoria — By on 15 luglio 2011 08:55

RENTO 14/07/2011 – Dopo tredici anni arriva la «verità» sulla tragedia del Cermis del 3 febbraio 1995. La «verità» – da sempre sostenuta in val di Fiemme e in Trentino – su quel Prowler americano in volo di addestramento, che ha tranciato i cavi della funivia facendo precipitare al suolo la cabina. Dopo tredici anni e due processi che non hanno reso giustizia alle venti vittime della tragedia del Cermis del 3 febbraio 1998, spunta un documento redatto dalle forze armate americane a meno di un mese di distanza dal disastro – pubblicato ieri in esclusiva dal quotidiano «La Stampa» – che indica una chiara ammissione di responsabilità. Un «mea culpa» a lungo negato dall’apparato militare americano. Eppure così chiaro a nemmeno un mese dalla tragedia: «Colpa nostra, dobbiamo pagare per queste vittime».

Il rapporto degli americani . Il documento porta la data del 10 marzo 1998. In calce la firma del comandante dei Marines, Peter Pace, che aveva incaricato il generale Michael De Longe di condurre un’inchiesta, alla quale per l’Italia avevano partecipato i colonnelli Orfeo Durigon e Fermo Missarino. La richiesta avanzata dal governo italiano a quello Usa di rinunciare alla «giurisdizione personale sui quattro membri dell’equipaggio», cade nel vuoto e così l’inchiesta rimane in capo a Pace, che firma il rapporto investigativo. Una ricostruzione che inchioda gli americani alle loro responsabilità: «La causa di questa tragedia è che l’equipaggio dei Marines ha volato molto più basso di quanto non fosse autorizzato, mettendo a rischio se stesso e gli altri. Raccomando che vengano presi i provvedimenti disciplinari e amministrativi appropriati nei confronti dell’equipaggio, e dei comandanti, che non hanno identificato e disseminato le informazioni pertinenti riguardo ai voli di addestramento. Gli Stati Uniti dovranno pagare tutte le richieste giustificate di risarcimento per la morte e il danno materiale provocato da questo incidente». L’equipaggio e le carte sbagliate . Sull’aereo militare decollato dalla base di Aviano (denominato EA-6B) ci sono il pilota e capitano Richard Ashby, il navigatore Joseph Schweitzer, il capitano William Raney e il capitano Chandler Seagraves. Quella squadra, si ricorda, non era nota per episodi di «flat hatting», ovvero di volo spericolato. Tuttavia Ashby il 24 gennaio era stato richiamato per essersi tenuto troppo basso durante una missione. Secondo quanto ricostruito il 2 febbraio è Schweitzer a studiare la rotta per il volo di addestramento a bassa quota. Il punto è che lo fa sulle carte sbagliate. Perché? Il comandante dello Squadrone, tenente colonnello Muegge ed i suoi assistenti non avrebbero informato direttamente i piloti sulle nuove limitazioni (da qui la richiesta di Pace di sanzionare anche loro). Dall’agosto 1997, infatti, il governo italiano ha introdotto nuove regole sui voli a bassa quota nella nostra regione: è vietato scendere sotto i 2000 piedi, ovvero i 700 metri. Eppure quella direttiva, come le carte che indicavano la presenza della funivia, ricostruisce «La Stampa», vennero trovate nella cabina dell’aereo. Mai visionate. In ogni caso lo stesso Schweitzer aveva previsto di non scendere sotto i 1000 metri. L’altimetro funziona . Il capitano Ashby e gli altri colleghi di equipaggio – all’indomani della tragedia – sostengono di non avere sentito il suono del radar dell’altimetro che segnala una discesa sotto la quota stabilita. Nella relazione si rileva che al mattino quell’aereo era decollato per una missione in Bosnia. Al rientro si procede con la sostituzione del cosiddetto «G meter», ovvero l’indicatore delle forze di gravità applicate dal pilota all’aereo per un malfunzionamento. Ma «il radar altimetro funziona normalmente». L’aereo decolla alle 14,35 da Aviano e la «rotta» viene seguita in lontananza anche da un aereo radar, un Awacs, che consente di ricostruire anche la traiettoria del velivolo, unitamente ai dati di bordo. L’impatto finale . Si consuma la tragedia: l’aereo ha tranciato i cavi della funivia. Ma «il pilota dice che non sapeva della funivia». A quel punto avrebbe cercato di «spingere il naso in giù, nel tentativo di sopravvivere ed evitare la cabina». Il capitano Schweitzer era «scioccato nel vedere un cavo, mentre Ashby fa picchiare l’aereo. Poi sente un rumore sordo, ma pensa che sono passati sotto». Raney «sente l’impatto ma non vede cosa è stato colpito». Il momento dell’impatto è fissato con certezza: «Alle 15.13 il cavi della funivia del Cermis vengono colpiti da Easy 01 (questo il nome in missione ndr), ad un’altitudine non superiore ai 113 metri, o 370 piedi». Il radar dell’altimetro era regolato sugli 800 piedi e dunque nelle cuffie è arrivato il segnale che indica la discesa sotto la quota prestabilita. Errore dell’equipaggio . Le conclusioni alle quali giunge il generale Pace sono nette: «La causa dell’incidente è stata un errore dell’equipaggio. Ha manovrato aggressivamente l’aereo, superando la velocità massima di 100 miglia all’ora e scendendo molto più in basso dei 1000 piedi di altezza». Ed ancora: «L’impatto non è stato un caso fortuito, perché l’equipaggio ha volato più basso e più veloce di quanto fosse autorizzato, ovunque il terreno lo consentiva». E la velocità «eccedeva il limite dei 24 nodi». Il video cancellato. Nel rapporto si dà atto anche del ritrovamento di una videocamera nella cabina di pilotaggio: «Nessuna informazione era registrata». A cancellare tutto fu Schweitzer: la piena confessione gli eviterà la cella. Il capitano Ashby, invece, venne condannato a 6 mesi e liberato per buona condotta dopo 4 mesi e mezzo. Ma solo per avere distrutto il video. L’accusa di omicidio colposo plurimo, invece, era già caduta in primo grado. Alla faccia di quel rapporto investigativo Usa: «È colpa nostra, dobbiamo pagare».

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