Modello economico attuale: verso l’apocalisse

Senza categoria — By on 2 settembre 2011 13:26

Tutto sembra come al solito. Guardo dalla finestra le macchine che sfrecciano sul largo viale della Liberazione, poche perché fa un caldo becco e in città c’è rimasto solo chi non può fare altrimenti. In quest’atmosfera rovente gli operai, in slip, continuano a lavorare al grattacielo che si innalzerà per 35 piani davanti a casa mia. La Cgil ha proclamato uno sciopero. Nei rari bar aperti, la gente fa progetti. Il campionato di calcio sta per cominciare. Nessuno sembra rendersi conto che fra non molto si troverà di fronte al seguente siparietto.

Un elegante signore percorre di notte una superstrada nel sud del Paese. Ha assoluto bisogno di fare benzina. Ha trovato tutti gli autogrill chiusi. È normale, è una superstrada ed è notte. Finalmente le luci di un distributore, si avvicina il benzinaio, un giovane sui trent’anni.

“100 euro di verde”:

“Euro? Mi dia piuttosto una gallina, un coniglio, delle uova o anche degli attrezzi”.

“Gallina… attrezzi. Mi sta prendendo in giro?”

“Nient’affatto”.

“Cos’è? Una nuova forma di proposta?”

“Ma allora non sa nulla?”

“No, non ho letto i giornali. Il chiosco era chiuso”.

“Per forza. I giornali non escono”.

“Scioperano anche loro?”

“No”

“E allora cosa sta succedendo?”

“Senta, lei mi sembra una persona colta. Lo ero anch’io. Mi sono laureato in Scienza delle comunicazioni. Poi, non trovando lavoro mi son messo a fare il benzinaio”.

“Ebbene?”

“Ha presente Weimar?”

“Certo, la grande inflazione tedesca del 1922. Quando un francobollo costava 4 miliardi di marchi”.

“Ecco, siamo a quel punto lì. Solo che non riguarda la Germania, ma tutto il mondo industrializzato. È crollato il sistema del denaro”.

“Senta, io sono una persona previdente, avevo comprato dell’oro, il classico bene-rifugio. Ho dei Luigi del ’700. Mi sembra un buon affare per un mezzo pieno di benzina”.

“Ah, ah. Ma allora non ha capito niente. Ricorda il mito di Re Mida? Si può mangiare l’oro? Comunque è inutile che prosegua. Intorno alle città troverà mostruosi ingorghi di macchine. Vuote. I passeggeri sono scesi e si sono diretti verso le campagne. È in atto una sanguinosa guerra civile fra urbanizzati e contadini che li respingono a colpi di kalashnikov. Qui, per ora, ci salviamo perché è una terra povera e tutti hanno conservato un piccolo pezzo di terra da coltivare”.

“E io?”

“Che lavoro faceva?”

“Il manager”.

“Non ci servono manager. Ma chi sa dare di zappa o anche maniscalchi, idraulici, falegnami. Mi spiace”.

La gente non si rende conto che questa crisi, che sussegue ad altre degli ultimi anni (bancarotta del Messico del 1996; tracollo delle “piccole tigri” del ’97, “subrime” del 2008 con continui rimbalzi e controrimbalzi fra Stati Uniti, Europa e Asia), segna il punto di arrivo di un modello di sviluppo basato sulle crescite esponenziali. Lo si sapeva da tempo.

Ma le leadership mondiali si sono ostinate ad “andare avanti”, nella stessa direzione. Si sono comportate come chi, arrivato con una potente macchina davanti a un muro invalicabile, si intestardisca a forzare il motore rimanendo inesorabilmente fermo, invece di fare una prudente retromarcia per vedere se si poteva imboccare qualche via alternativa. E così la fusione del motore avverrà di colpo. Apocalipse dixit.

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