Guerra Globale: mirare all’Iran e prepararsi alla Terza Guerra Mondiale

pensieri — By on 9 novembre 2011 08:38

Il dispiegamento militare delle forze USA-NATO si sta verificando in diverse regioni del mondo contemporaneamente.

La militarizzazione a livello globale è organizzata attraverso la struttura di comando unificata dei militari americani: l’intero pianeta è diviso in Comandi Combattenti geografici sotto il controllo del Pentagono. Secondo l’ex Comandante generale della NATO Wesley Clark, la road-map militare del Pentagono consiste in una sequenza di teatri di guerra: “Il piano per la campagna quinquennale [include] … un totale di sette paesi, a partire dall’Iraq, poi Siria , Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan.”

Il progetto militare globale del Pentagono è la conquista del mondo. Una guerra contro l’Iran è nei piani del Pentagono dal 2004.
Il presunto programma di armi nucleari dell’Iran è il pretesto e la giustificazione. Teheran viene anche identificato come “Stato sponsor del terrorismo”, con l’accusa di sostenere la rete di Al Qaeda.
Dopo i recenti sviluppi, ciò che si sta svolgendo è un piano integrato di attacco contro l’Iran guidato dagli Stati Uniti, con la partecipazione del Regno Unito e di Israele.
Mentre i media hanno presentato la pianificazione militare israeliana e britannicariguardante l’Iran come iniziative distinte, ciò che stiamo affrontando è uno sforzo militare integrato e coordinato guidato dagli Stati Uniti.

Ai primi di novembre, Israele ha confermato che si sta preparando a lanciare attacchi aerei contro gli impianti nucleari iraniani, senza tuttavia riconoscere che questo avverrebbe come parte di un’iniziativa guidata dagli Stati Uniti:

Secondo quanto riferito, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente cercato di ottenere il sostegno del governo per un attacco militare contro i siti nucleari della Repubblica islamica dell’Iran. In uno sforzo comune con il ministro della difesa Ehud Barak, Netanyahu è riuscito a strappare il supporto per un atto così sconsiderato agli scettici che si erano già opposti a lanciare un attacco contro l’Iran. Tra coloro che egli è riuscito a convincere c’è il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman.

Nel governo israeliano ci sono ancora alcuni che sono contrari a una tale mossa, inclusi il ministro dell’Interno Eli Yishai del partito ultra-ortodosso Shas, il ministro dell’Intelligence Dan Meridor, il ministro per gli Affari Strategici e confidente di Netanyahu Moshe Yaalon, il ministro delle Finanze, Yuval Steinitz, il capo dell’esercito Benny Gantz , il capo dell’agenzia di intelligence israeliana Tamir Pardo, il capo dell’intelligence militare Aviv Kochavi e il capo dell’Agenzia di Intelligence Nazionale di Israele Yoram Cohen.

Comunque, il sostegno espresso dal ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman è considerato un asso nella manica di Netanyahu, che gode anche del sostegno incondizionato di Washington.

In uno sfoggio di abilità militare e di evidente politica del rischio calcolato, Israele ha testato il lancio di un missile nucleare, Mercoledì, cosa che non può essere considerata una coincidenza vista la minaccia fatta da Netanyahu
(Ismail Salami. Un Attacco di Israele contro l’Iran: suicidio militare, Global Research, 3 Novembre 2011)

Nel frattempo, anche il governo britannico ha dichiarato che parteciperà a un attacco guidato dagli Stati Uniti contro l’Iran:

Il Ministero della Difesa ritiene che gli Stati Uniti potrebbero decidere di mandare avanti i piani per attacchi missilistici mirati ad alcune strutture chiave iraniane. I funzionari britannici dicono che se Washington persisterà nella richiesta,  riceverà l’aiuto militare del Regno Unito per qualsiasi missione, nonostante alcune profonde riserve all’interno della coalizione di governo.

In previsione di un potenziale attacco, gli strateghi militari britannici stanno esaminando dove sia meglio dispiegare le navi della Marina Reale e i sottomarini dotati di missili da crociera Tomahawk nei prossimi mesi, come parte di quella che sarebbe una campagna aerea e via mare.

Credono anche che gli Stati Uniti chiederebbero il permesso di lanciare attacchi da Diego Garcia, territorio britannico nell’Oceano Indiano, che gli americani hanno usato in precedenza per i conflitti in Medio Oriente.
(The Guardian, 2 nov 2011 http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=27439)

La guerra contro la Siria

C’è una tabella di marcia militare caratterizzata da una sequenza di teatri di guerraUSA-NATO.

Sulla scia della guerra in Libia, ci sono anche piani di guerra contro la Siria sotto la Responsabilità di Proteggere(R2P) della NATO. Questi piani sono integrati con quelli relativi all’Iran. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra contro l’Iran promossa dagli USA e dalla NATO comporterebbe, come primo passo, una campagna di destabilizzazione (“cambio di regime”), comprese le operazioni segrete di intelligence a sostegno delle forze ribelli contro il governo siriano

Il mondo è ad un bivio pericoloso.

Se un’operazione militare USA-NATO fosse lanciata contro la Siria o l’Iran, la più ampia regione del Medio Oriente dell’Asia centrale, che si estende dal Nord Africa e dal Mediterraneo orientale fino al confine Afghano-Pakistano con la Cina, verrebbe risucchiato nel turbine di un’estesa guerra regionale .

Ci sono attualmente quattro distinti teatri di guerra: Afghanistan-Pakistan, Iraq, Palestina e Libia.
Un attacco alla Siria porterebbe all’integrazione di questi teatri di guerra, e alla fine ad una più ampia guerra in Medio Oriente-Asia Centrale.
A sua volta, una guerra contro la Siria evolverebbe verso una campagna militareUSA-NATO diretta contro l’Iran, in cui la Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. Contribuirebbe anche alla destabilizzazione in corso nel Libano.

Centrale per l’accordo sulla guerra, è la campagna mediatica che assicura la sua legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica. Prevale una dicotomia bene contro male. Gli autori della guerra sono presentati come vittime. L’opinione pubblica è fuorviata: “Dobbiamo lottare contro il male in tutte le sue forme per preservare lo stile di vita occidentale.” Interrompere la “grande bugia”, che sostiene la guerra come impegno umanitario, significa interrompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza principale. Quest’agenda militare spinta dal profitto distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombie inconsapevoli.
Lo svolgimento di manifestazioni e proteste di massa contro la guerra non è sufficiente. Ciò che serve è lo sviluppo di una rete di base contro la guerra ampia e ben organizzata, in tutto il paese, a livello nazionale e internazionale, che sfidi le strutture del potere e dell’autorità. La gente deve mobilitarsi non solo contro l’agenda militare, ma anche l’autorità dello stato e dei suoi funzionari deve essere messa in discussione. Questa guerra può essere evitata se la gente affronterà i governi con forza, farà pressione sui suoi rappresentanti eletti, organizzando un passa parola a livello locale, in città, villaggi e comuni, informando i loro concittadini per discutere le implicazioni di una guerra nucleare, avviando un dibattito e una discussione all’interno delle forze armate.

L’obiettivo è quello di invertire con forza le sorti della guerra, sfidare i criminali di guerra con alte cariche e i potenti gruppi di lobby corporative che li sostengono.
Rompere l’inquisizione americana.
Minare la crociata militare USA-NATO-Israele .
Chiudere le fabbriche di armi e le basi militari.
I membri delle forze armate dovrebbero disobbedire agli ordini e rifiutarsi di partecipare ad una guerra criminale.
Portare a casa le truppe.

G.R.

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