La Cina non è poi tanto vicina

pensieri — By on 30 novembre 2011 11:02

La Cina è vicina, diceva il titolo di un vecchio film.

Ma il compagno Huang Nubo no, dall’ Islanda resti lontano: così ha deciso l’ altro ieri il governo islandese, lasciando cadere 148 milioni di euro offerti dal milionario cinese (ed ex funzionario del partito comunista) per l’ acquisto di Grimsstadir à Fjollum, una valle da sogno con tanto di fiume glaciale e aquile marine che si librano fra le nuvole, 300 chilometri quadrati di solitudine selvaggia nell’ Islanda nord-occidentale. Un luogo da «Signore degli Anelli», almeno a giudicare dai filmati di presentazione visibili anche su Internet. Il compagno Huang, con la sua società Zhongkun Group, voleva farne un Eden per vacanze di lusso con aeroporto, albergo di 120 stanze, campi di golf e di equitazione, perfino le mongolfiere. Ma gli hanno detto di no, nonostante la crisi finanziaria che ancora tormenta l’ Islanda e nonostante un buon 60% di islandesi appoggiasse l’ iniziativa almeno nei sondaggi: e così, in poche ore, il caso è diventato politico. Motivazione ufficiale del «no» governativo: in Islanda non si può vendere la terra a una società che abbia la sua sede al di fuori della Eea (Area economica europea) se non per qualche rarissima eccezione (e proprio quell’ eccezione aveva chiesto il milionario). Seconda possibile motivazione, confidata da Huang al quotidiano governativo China Daily : «Ci sono degli standard doppi, le nazioni occidentali incoraggiano con entusiasmo l’ apertura del mercato mentre chiudono le loro porte agli investimenti cinesi». Idea ribadita da un altro imprenditore cinese: «Questo rifiuto dimostra che continua una certa mentalità da Guerra Fredda, che vede l’ investimento fatto da cinesi come una minaccia alla sicurezza nazionale». Insomma, «sembra un film di James Bond – ha scritto nel suo blog l’ ex ministro danese Uffe Jenssen -. Un miliardario cinese sbuca dal nulla e compra una terra nel Nord…». Mentre il New York Times ha ironizzato: «C’ è stato un bel miscuglio: molta paura della dominazione comunista, un milionario con l’ anima di un poeta, una spazzolata di James Bond e un sospettino di pericolo giallo…». L’ Islanda, per decenni base dei cacciabombardieri americani, si trova sulle rotte nordiche per gli Usa, e anche un aeroporto in un valle remota potrebbe essere un buon punto di osservazione per qualche curioso ben organizzato. Quanto al «milionario con l’ anima da poeta», a tempo perso anche alpinista e «dimessosi da alcuni anni da ogni carica nel partito», è davvero un personaggio a casa sua. Il solito China Daily dice che «ha scalato le più alte cime dei 7 continenti (testuale, ndr ), e raggiunto i Poli Nord e Sud, in 20 mesi di spedizioni dal 2008 al 2011». Non solo: «Sulla vetta della montagna più alta al mondo, Qomolangma (conosciuta in Occidente come Everest) ha declamato il suo ultimo poema, che porta lo stesso nome». Meno romantica è la sua società, la Zhongkun Group, di cui sarebbe socio il governo cinese. Al lancio del progetto islandese, i preventivi hanno oscillato fra i 70 e i 148 milioni. Al governo di Reykjavik, appena uscito da una crisi disastrosa, quei soldi avrebbero fatto comodo. E proprio il governo si è spaccato: schierati con il cinese il presidente della Repubblica Olafur Grimsson e il ministro dell’ Economia Arni Pall Arnason; schierati contro, il ministro dell’ Interno Ogmundur Jonasson (che alla fine ha prevalso), e il ministro delle Finanze, Staingrimmur Siguffson: «Non mi eccita vendere la nostra terra…». Il «no» dell’ altro ieri ha chiuso la battaglia. Il poeta milionario ha detto che riproporrà la sua Disneyland innevata in Svezia, o in Finlandia, o nell’ America (un tempo) capitalista; forse laggiù la «Cina è vicina», e non fa più paura.

Le tappe della crisi: nel 2008 la crisi di liquidità dei mercati internazionali porta l’ Islanda, esposta sui mercati esteri per via di investimenti speculativi delle proprie banche, al crack finanziario: prima di questa data l’ economia islandese era piccola ma ben sviluppata, con un Pil stimato sui 10 miliardi di dollari nel 2005 e un reddito procapite di 52.764 dollari, uno tra i più alti al mondo (sopra, foto Afp , manifestazione di protesta a Reykjavik) Le banche Nel 2009 i tassi d’ interesse della banca centrale volano al 19% e l’ inflazione arriva al 17%. Soltanto un prestito da 10 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale e di altri Paesi salva l’ Islanda dalla bancarotta Il referendum Nel 2009 tramite referendum gli islandesi hanno sentenziato al 93% di non voler pagare il debito delle loro banche. Di conseguenza il governo è stato costretto a dimettersi, è stata scritta una nuova costituzione e la maggioranza degli istituti bancari sono stati nazionalizzati. Arrestati i banchieri colpevoli del disastro.

L.O.

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