La Goldman Sachs padrona dell’Italia e dell’Europa

pensieri — By on 16 novembre 2011 07:48

L’Italia, o meglio la sua classe politica, ha accettato di appaltare la propria politica economica all’Alta Finanza internazionale.

Nel caso specifico alla Goldman Sachs. Quindi alla stessa banca di affari e di speculazione che ha massicciamente speculato contro i nostri titoli di Stato e che continua tutt’ora a farlo. Una attività che ha reso molto bene ai banditi di Wall Street, passati in pochi giorni senza battere ciglio dalla vendita dei nostri Btp in portafoglio alle speculazioni sui Cds, “credit default swap”, riferiti agli stessi titoli di Stato italiani e che rappresentano una assicurazione sulla loro solvibilità futura.

Mario Monti, incaricato di formare il nuovo governo, è stato appunto un consulente della Goldman Sachs. Una attività che lo accomuna a vari Romano Prodi, Gianni Letta e al non compianto Tommaso Padoa Schioppa. Una banca, la Goldman Sachs, nella quale Mario Draghi, purtroppo per noi italiani ex governatore della Banca d’Italia e sempre purtroppo per noi europei ora presidente della Banca centrale europea, è stato vicepresidente per l’Europa. Una banca, la Goldman Sachs, che, guarda caso, ha svolto un ruolo non indifferente nel processo di privatizzazione, in altri termini di svendita, delle nostre più importanti aziende pubbliche. Eni e Telecom in primo luogo. Privatizzazioni avviate dopo la crociera sul Britannia del 2 giugno 1992, nel corso della quale ad una Italia, travolta da Mani Pulite, venne “suggerito”di varare le privatizzazioni. Privatizzazioni avviate dopo la speculazione terroristica anglo-americana contro la lira dell’autunno dello stesso anno. Privatizzazioni nelle quali Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, era l’incaricato delle “dismissioni” e la Goldman Sachs svolse il ruolo di consulente ed insieme ad altre banche collocò sui mercati le diverse tranches di azioni messe in svendita. Ma non è ancora finita. La Goldman Sachs è e la stessa banca che aiutò i governi della Grecia, quello conservatore e quello socialista, a truccare i conti pubblici, per essere più presentabili agli occhi dell’Unione europea e per rendere possibile l’entrata di Atene nell’euro. Ed infine, la Goldman Sachs è quella banca che, finita in quasi bancarotta in conseguenza delle proprie speculazioni andate a male e di tutta una serie di investimenti sbagliati, è stata gentilmente salvata da Barack Obama con un prestito di 7,5 miliardi di dollari. Un prestito che è servito ai criminali di Wall Street, senza più un dollaro in cassa, a salvarsi dal fallimento, e che è servito per tornare a macinare utili nel giro di un anno, a dimostrazione che svolgere l’attività di usuraio è sempre fruttifero. Del resto come poteva il maggiordomo di Wall Street esimersi dal ricambiare il finanziamento ricevuto per la campagna presidenziale del 2008 dalla banca che, per il cittadino medio Usa, rappresenta il simbolo stesso della speculazione? Una banca che purtroppo sembra intoccabile, tanto che la sua dirigenza una volta rimessa in piedi la baracca si è potuta permettere di rispondere picche all’inquilino della Casa Bianca che, in nome di un minimo di dignità personale e all’insegna della decenza, si era permesso di chiedere di non attribuire eccessivi premi di produzione ai manager, non fosse altro perché si trattava degli stessi che avevano portato la Goldman Sachs sull’orlo del fallimento.

Ricordiamo e ricorderemo sempre questo perché vogliamo evidenziare ancora una volta come i governi italiani abbiano rinunciato a svolgere il loro compito primario: quello di indirizzare la politica economica del nostro Paese, consegnandosi invece nelle mani di un ex consulente della banca che rappresenta l’esempio più inquietante della più schifosa e odiata speculazione. Laddove per speculazione intendiamo quella attività finanziaria che non opera a supporto dell’attività produttiva, come dovrebbe essere in ogni Paese normale, ma che opera per se stessa e che persegue l’obiettivo del semplice tornaconto finanziario immediato e non si preoccupa minimamente delle devastanti conseguenze sociali che essa provoca.

Del resto perché stupirsi? I governi, in primo luogo quello statunitense e quello britannico, che sono emanazioni delle prime due piazze finanziarie mondiali, Wall Street e la City, si preoccupano soltanto di creare il più ampio spazio di manovra ai banditi della Goldman Sachs e a tutti gli altri loro colleghi. Si preoccupano che nasca e si stabilizzi il cosiddetto Libero Mercato che altro non è che la più ampia libertà di rapina concessa ai banditi della finanza. Nell’Europa continentale la musica è appena differente perché la politica è riuscita a ritagliarsi ancora un po’ di spazio autonomo e salvare qualche spazio di Stato sociale e di Stato imprenditore (in Italia, con Eni, Enel e Finmeccanica). Ma i tecnocrati che guidano la Commissione europea, chi più chi meno espressione degli interessi dell’Alta Finanza e della Grande industria, sono lì a testimoniare che la politica è morta perché i governi si limitano ormai ad accettare senza discutere le direttive della tecnocrazia di Bruxelles anche quando esse sono manifestamente assurde.

Ma si può addirittura andare al di là della semplice accettazione di tutto quello che viene imposto dall’alto, come lo smantellamento dello Stato sociale, il lavoro reso più precario e la svendita delle aziende pubbliche. Può infatti succedere, come in Italia, che la politica dia tutto il potere “legale” alla tecnocrazia che assumerà tutte quelle decisioni che la speculazione ci chiede per smetterla di attaccarci e che implicano, nel caso della svendita di Eni ed Enel, la fine della nostra sovranità nazionale. In Italia ora c’è Monti. In Grecia è arrivato a guidare il governo un altro consulente della Goldman Sachs, come Lucas Dimitrios Papademos, dopo che la banca Usa aveva speculato contro i titoli di Stato di Atene. E poi dicono che è solo una coincidenza.

In attesa di Monti, impazza la speculazione. E’ tornato a salire, oltre 490 punti, il differenziale di rendimento (spread) tra Btp decennali e Bund tedeschi.

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