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Vilnius |
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Nel 1991 il popolo della Lituania si ribella
all’occupazione russa.
Violenti scontri si susseguono, in particolare
nella capitale Vilnius.
L’Armata rossa fa intervenire i mezzi corazzati
e le truppe speciali Speznatz e soffoca nel
sangue la rivolta: numerose le vittime, uomini e
donne, schiacciate dai cingoli dei carriarmati.
Il
muro di Berlino è crollato già da due anni, ma
l’ennesimo tentativo di “sovietizzazione” è in
atto: il premio Nobel per la pace Michail
Gorbaciov ne è il mandante.
In
quei tragici giorni alcuni nostri volontari sono
a Vilnius, testimoni degli eventi, ed allacciano
stretti rapporti d’amicizia in loco.
Lo
scopo è quello di creare un intervento di
solidarietà verso un popolo allo stremo da
decenni di schiavizzazione.
I
termini non sono esagerati: dal 1945 in poi
oltre 600.000 lituani sono stati assassinati dal
KGB, il famigerato servizio di polizia
comunista. Un quinto della popolazione totale.
Un
anno dopo, nel gennaio del 92, 12 mesi esatti
dopo i drammatici fatti sopra descritti, l’Uomo
Libero torna nel paese baltico e partecipa alle
manifestazioni di commemorazione dei moti
insurrezionali.Tutta Vilnius è in strada, a 20
gradi sotto zero, giorno e notte, nel ricordo e
nel timore che“loro” possano tornare.
Il
Parlamento, La televisione di stato, e tutti gli
edifici più importanti sono circondati da
imponenti barricate e presidiati dalla
popolazione.
In
quelle ore febbrili, rendiamo concreto
l’operazione “Lithuania for Croatia and Italy
for Lithuania.
Da
Vilnius parte, per un viaggio di solidarietà, un
autoarticolato carico di plasma sanguigno
destinato al popolo croato in guerra per
riscattare la sua indipendenza.
Il
messaggio, in nome del principio del diritto
all’autodeterminazione dei popoli, è chiaro: “
da un popolo che ha sofferto il giogo comunista
ad un altro che vuole liberarsene, non abbiamo
che il sangue da darvi, ma lo diamo volentieri”.
Seguiamo l’operazione in tutti i dettagli sino a
Zagabria e, sulla strada del ritorno, riempiamo
l’enorme mezzo con generi di prima necessità ed
apparecchiature mediche, tra le quali ci piace
ricordare un’incubatrice (donata dall’ospedale
civile di Rovereto) che sarà vitale per
garantire la speranza nel domani per molti
neonati di quel Paese.
Di
quel progetto è giusto ricordare anche la grande
civiltà della nostra gente: in molte piazze
della Regione Trentino-Alto Adige dove ci siamo
fermati col camion, dopo aver avvertito a mezzo
stampa i cittadini della nostra presenza a scopo
solidale, tante persone vengono spontaneamente a
portare il proprio contributo. |