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Snjesana Turic
op. scatoletta
op. asilo di Vitez
cronaca di viaggio
foto op. scatoletta

  HUMANITAS   - ex Jugoslavia --

 

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Snjesana Turic

 

Walter Pilo insieme alla bambina

 

 

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SNJESANA TURIC: IL CAMMINO DI UNA SPERANZA

Il giorno 5 marzo riceviamo dalla signora Bobas Spomenka, una croato-bosniaca residente a Modena che fa parte della nostra associazione, un appello proveniente dall'ospedale Rebro di Zagabria.  Si tratta dei caso drammatico di una bambina che può essere salvata solo da un trapianto di fegato.

Ci attiviamo immediatamente coinvolgendo nell'appello l'associazione di volontariato a noi parallela Ghentes di Padova, il Primario dell'Ospedale S. Chiara di Trento prof. Eccher, il vicepresidente della Regione Trentino -Alto Adige dottor Franz Pahl.

Il 6 marzo il dott. Baldo Licata, vicino alle nostre associazioni, contatta il prof. D'Amico, Direttore della 1. Clinica Chirurgica dell'Ospedale Civile di Padova. Il prof D'Amico dà la sua disponibilità al ricovero.

Il 7 marzo il dott. Licata contatta anche il dott. Braga, Direttore Generale dell'Azienda Ospedale - Università di Padova. Il dott. Braga accetta di sostenere le spese dell'assistenza e del ricovero ospedaliero.

Il dott. Tedeschi della équipe del prof. D'Amico si mette in contatto diretto con l'ospedale Rebro per organizzare il trasferimento della piccola Snjesana Turic, croato-bosniaca proveniente da Vitez, Bosnia centrale.

Contemporaneamente da Trento il prof. Eccher, seguito il caso, ci conferma l'iniziativa padovana e da Bolzano, grazie ai buoni uffici del dott. Pahl, giunge notizia della disponibilità da parte della Clinica Universitaria di Innsbruck a ricevere la piccola Snjesana.

L'8 marzo all'Ospedale Civile di Padova è già tutto pronto. Il dott. Tedeschi si occupa di trovare un mezzo di trasporto e riesce ad avere a disposizione l'aereo personale dell'imprenditore Benetton.

L'aereo partirà da Treviso alle 18.30, ma ancora non ci sono i visti per la mamma e la bambina.

L'impedimento è burocratico, nonostante l'Ambasciata Italiana a Zagabria abbia attuato le misure previste dall'urgenza, manca una carta assolutamente necessaria per la legge italiana.

L'Ambasciata resta aperta apposta per aspettare un fax di risposta; l'amministrazione dell'Ospedale di Padova, in attesa di un fax ufficiale dal Rebro per la richiesta di aiuto finanziario, resta aperta ben oltre l'orario di chiusura. Ma il fax dal Rebro, atteso per tutta la giornata non arriverà mai.

Il nodo burocratico viene sciolto dalla collaborazione tra l'associazione e l'amministrazione dell'Ospedale. La signora Petrichevic dell'Ambasciata a Zagabria attendeva seduta davanti al fax, mentre il dott. Bassi dell'Ospedale di Padova stava già andando a prendere l'aereo in partenza da Treviso.

Finalmente con l'aereo già decollato, i visti potevano essere firmati. Quando l'aereo di Benetton è arrivato a Zagabria, Snjesana è entrata in coma ma è partita lo stesso verso la speranza e già all'arrivo a Treviso stava meglio.

Al reparto pediatrico dell'Ospedale di Padova, Snjesana viene ricoverata in attesa di trapianto, unica salvezza per lei. Questione di giorni, tanto che attraverso il Nord Italia Transpiant, viene lanciata l'emergenza internazionale per il reperimento di un fegato. Sarebbe per la Clinica Chirurgica 1. la paziente più piccola mai sottoposta a trapianto.

Il suo viaggio era cominciato molto tempo fa, quando sua madre Cela se l'è presa in braccio e a piedi, sfidando i posti di blocco degli integralisti islamici, l'aveva portata per dieci chilometri fino all'ospedale musulmano di Travnik, dove la piccola (forse a causa di certo odio etnico-religioso) non aveva trovato assistenza adeguata.

li giorno 12 marzo si rende disponibile il fegato di uno sfortunato bambino di sette anni deceduto con la madre a causa di un incidente stradale nella vicina Treviso e così Snjesana può essere immediatamente operata. L'intervento di estrema difficoltà incomincia alle 5 dei mattino di Mercoledì 13 e dura sino alle ore 14. L’equipe del prof. D'Amico lavora duramente, Snjesana risponde miracolosamente bene al trapianto e l'intervento può alla fine dirsi tecnicamente, felicemente riuscito.

La prognosi resta ovviamente riservatissima, i pericoli legati al rigetto dell'organo trapiantato, alle precarie condizioni della bambina e alla sua tenera età, sono molti. Molta da oggi è anche la speranza di quanti hanno seguito il drammatico svolgersi degli eventi.

Prima dell'intervento la madre Cela non poteva allontanarsi dalla bambina nemmeno per un minuto e nessuno poteva darle il cambio perché Snjesana vuole solo lei.

Le associazioni Ghentes e l'Uomo Libero si sono assunte l'onere di mantenimento di Cela e sono disponibili a far arrivare dalla Bosnia la figlia maggiore perché possa esserle vicino. Stiamo già lavorando per farle avere i visti e i permessi necessari.

Abbiamo voluto raccontare questa storia di speranza, citando tutti i nomi delle persone e delle realtà coinvolte per ricordare come la solidarietà non è solo una parola di cui tutti si riempiono la bocca, ma è una catena in cui ognuno dà tutto quello che può, e non c'è nessuna differenza tra l'aereo dell'imprenditore Benetton e il contributo dei pensionato y. Una catena fatta di anelli, tutti necessari e tutti diversi, ma tutti con lo stesso identico valore. Una catena che deve, può e vuole continuare per dare una definitiva, felice risposta al futuro di Snjesana Turic.

 

Se un uomo non è

disposto a lottare

per le sue idee,

o le sue idee

non valgono nulla,

o non vale nulla lui

Ezra Pound

 

l'Uomo Libero - Via San Tomé, 13 - 38064 San Giorgio di Arco (TN)

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