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il progetto
Vitez
Snjesana Turic
op. scatoletta
op. asilo di Vitez
cronaca di viaggio
foto op. scatoletta

  HUMANITAS   - ex Jugoslavia --

 

FOTO

 

vista da un bunker

 

in trincea

 

il centro di Vitez

 

sulle strade della Bosnia

 

  Documenti & Materiali   

 

Gentili Amiche ed Amici,

un anno fa, in questi giorni, lanciavano attraverso la stampa l'iniziativa denominata PROGETTO VITEZ che ha riscosso un'adesione lungamente superiore alle nostre più rosee aspettative.

Molti dì Voi si avviano alla conclusione del progetto (che prevedeva un impegno per un anno), altri lo hanno da poco iniziato, diversi sono coloro che non abbiamo potuto accontentare perché, al momento, abbiamo raggiunto un numero di "adozioni" tale da toccare la vetta della nostra capacità di seguire  adeguatamente il tutto.

Siamo soddisfatti del lavoro compiuto, di come i nostri referenti sul posto hanno gestito il rapporto con i bambini sostenuti e le loro madri, di come (pur con notevoli ritardi, dovuti alla situazione locale) si sia potuto stabilire un qualche dialogo tra le parti interessate.

E' per noi importante ricordare come il discorso della lettera, che il bambino o chi per lui è tenuto a spedire ogni qual volta riceve il contributo previsto, non rappresenta un meccanismo di tipo burocratico che lascerebbe il tempo che trova, ma la ricerca significativa di un contatto che in tempi reali si dovrebbe consolidare autonomamente, cioè senza più la nostra (comunque sempre disponibile) mediazione.

Ora, la situazione sul posto è sicuramente migliorata rispetto allo scorso anno (perlomeno non si spara più), resta in ogni caso fortissima la tensione per gli sviluppi dell'accordo di Dayton appena ratificato a Parigi. Questa "pax americana" lascia molto perplessi per una semplice constatazione: se è vero come è vero che l'accordo riconosce sostanzialmente le conquiste territoriali delle fazioni in lotta, per quale dannata ragione non è stato possibile sottoscriverlo prima? Prima di tante stragi inutili, di molte violenze impunite, di innumerevoli infami figuracce da parte della missione UNPROFOR delle Nazioni Unite.

Una pace senza giustizia, sostenuta obbligatoriamente da una forza NATO di 60.000 uomini, con gli eserciti e le milizie locali ancora armati sino ai denti, con troppi nodi cruciali irrisolti (vedi Vukovar e la Siavonia orientale), è per forza di cose una pace mutilata che non promette niente di buono.

Una pace frutto di consapevoli (ed erronee) politiche di potenza in un'area, i Balcani, nella quale gli interessi, gli equilibri di potere di Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti, si sono clamorosamente scontrati con la difesa dei diritti umani, facendo pagare a popoli inermi il prezzo durissimo che tutti sappiamo.

A nostro avviso, gli sviluppi di questa pace porteranno ad una fase di terrorismo (come a Beirut, come in Irlanda) che può durare anni, o ad attraversare un periodo di tregua armata (per leccarsi le ferite) finito il quale – in concomitanza con la scadenza annuale della missione IFOR, Forza di attuazione – le parti in lotta troveranno il sistema di far saltare un accordo che ha basi troppo fragili, non pochi e feroci nemici, ed è ipotecato da un passato di raccapriccianti atrocità che le popolazioni dimostrano di non voler dimenticare.

Nella migliore delle ipotesi (a questo punto auspicabile, eppure non credibile), cessato il conflitto chi gestirà il busíness da miliardi di dollari della ricostruzione dì questa pace dei soldi e delle armi? Perchè questa è la torta in palío che sta alla base degli accordi sottoscritti, una "torta" che nella sola Vitez, cittadina di 13.000 abitanti è costata la distruzione di 800 case unifamilìari, più l'ospedale, le scuole, l'asilo ed altre case popolari. Danni materiali che sono nulla rispetto alle sofferenze morali causate dalla guerra. In città sono 673 le vittime accertate (58 sono bambini), per la maggioranza bersaglio del tiro dei cecchini, con una media che in Bosnia centrale è oltre due volte superiore che a Sarajevo! Vi sono inoltre 1.022 persone rimaste ferite e ben 11.000 profughi.

Ci racconta Spomenka, la nostra fiduciaria appena tornata da Vitez, che laggiù al mercato ora si trova quasi di tutto, ma che quasi nessuno ha soldi per comprare e che i più non hanno lavoro per guadagnare. Questo mentre nella vicina Zenica, roccaforte dell'integralismo íslamico, i mussulmani celebrano con grandi parate militari la "vittoria"; questo mentre i croati non hanno mai accantonato l'idea di riconquistare la Slavonia; questo mentre i serbi di Bosnia non accetteranno mai di sottostare al governo bosniaco di Sarajevo.

Stando così le cose, in mancanza di prospettive ottimistiche che solo un diritto internazionale (utopisticamente – bisogna pur riconoscerlo – sopra  le parti) rinnovato nella forma e nella sostanza potrebbe garantire, ci sentiamo di chiedere a quanti hanno esaurito il progetto di considerare l'idea di prorogare per l'anno a venire l’impegno sostenuto. Chiediamo gentilmente agli interessati di volerci comunicare la loro decisione al riguardo. Noi saremo, come sempre, a Vostra disposizione per ogni eventualità.

Tra tante notizie che lasciano l'amaro in bocca possiamo però darne una buona: nel 1996 l'associazione "l'Uomo Libero" ricostruirà interamente, con l'aiuto della Regione Trentino-Alto Adige, un asilo nella cittadina di Vitez. E' questa un'idea che seguiamo da tempo, certi che in una sciagura come questa sono soprattutto i bambini a subire danni psicologici, ben difficilmente riparabili, e sono soprattutto i bambini, certamente innocenti, che devono prima degli altri riprendere la loro normale vita fatta di giochi, di svago e dì studio.

Al ritorno dal nostro prossimo viaggio in Bosnia, avremo la possibilità di aggiornarvi sulla situazione. In attesa, oltre ad un sentitissimo grazie per quanto avete inteso fare, Vi giungano i nostri migliori saluti, uniti agli auguri per un Buon Natale ed un sereno Anno Nuovo.

 

Se un uomo non è

disposto a lottare

per le sue idee,

o le sue idee

non valgono nulla,

o non vale nulla lui

Ezra Pound

 

l'Uomo Libero - Via San Tomé, 13 - 38064 San Giorgio di Arco (TN)

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