
FOTO
vista da un bunker
in trincea
il centro di Vitez
sulle strade della Bosnia
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Documenti
& Materiali
Gentili Amiche ed Amici,
un
anno fa, in questi giorni, lanciavano attraverso
la stampa l'iniziativa denominata PROGETTO VITEZ
che ha riscosso un'adesione lungamente superiore
alle nostre più rosee aspettative.
Molti dì Voi si avviano alla conclusione del
progetto (che prevedeva un impegno per un anno),
altri lo hanno da poco iniziato, diversi sono
coloro che non abbiamo potuto accontentare
perché, al momento, abbiamo raggiunto un numero
di "adozioni" tale da toccare la vetta della
nostra capacità di seguire adeguatamente il
tutto.
Siamo soddisfatti del lavoro compiuto, di come i
nostri referenti sul posto hanno gestito il
rapporto con i bambini sostenuti e le loro
madri, di come (pur con notevoli ritardi, dovuti
alla situazione locale) si sia potuto stabilire
un qualche dialogo tra le parti interessate.
E'
per noi importante ricordare come il discorso
della lettera, che il bambino o chi per lui è
tenuto a spedire ogni qual volta riceve il
contributo previsto, non rappresenta un
meccanismo di tipo burocratico che lascerebbe il
tempo che trova, ma la ricerca significativa di
un contatto che in tempi reali si dovrebbe
consolidare autonomamente, cioè senza più la
nostra (comunque sempre disponibile) mediazione.
Ora, la situazione sul posto è sicuramente
migliorata rispetto allo scorso anno (perlomeno
non si spara più), resta in ogni caso fortissima
la tensione per gli sviluppi dell'accordo di
Dayton appena ratificato a Parigi. Questa "pax
americana" lascia molto perplessi per una
semplice constatazione: se è vero come è vero
che l'accordo riconosce sostanzialmente le
conquiste territoriali delle fazioni in lotta,
per quale dannata ragione non è stato possibile
sottoscriverlo prima? Prima di tante stragi
inutili, di molte violenze impunite, di
innumerevoli infami figuracce da parte della
missione UNPROFOR delle Nazioni Unite.
Una pace senza giustizia, sostenuta
obbligatoriamente da una forza NATO di 60.000
uomini, con gli eserciti e le milizie locali
ancora armati sino ai denti, con troppi nodi
cruciali irrisolti (vedi Vukovar e la Siavonia
orientale), è per forza di cose una pace
mutilata che non promette niente di buono.
Una pace frutto di consapevoli (ed erronee)
politiche di potenza in un'area, i Balcani,
nella quale gli interessi, gli equilibri di
potere di Francia, Germania, Inghilterra e Stati
Uniti, si sono clamorosamente scontrati con la
difesa dei diritti umani, facendo pagare a
popoli inermi il prezzo durissimo che tutti
sappiamo.
A
nostro avviso, gli sviluppi di questa pace
porteranno ad una fase di terrorismo (come a
Beirut, come in Irlanda) che può durare anni, o
ad attraversare un periodo di tregua armata (per
leccarsi le ferite) finito il quale – in
concomitanza con la scadenza annuale della
missione IFOR, Forza di attuazione – le parti in
lotta troveranno il sistema di far saltare un
accordo che ha basi troppo fragili, non pochi e
feroci nemici, ed è ipotecato da un passato di
raccapriccianti atrocità che le popolazioni
dimostrano di non voler dimenticare.
Nella migliore delle ipotesi (a questo punto
auspicabile, eppure non credibile), cessato il
conflitto chi gestirà il busíness da miliardi di
dollari della ricostruzione dì questa pace dei
soldi e delle armi? Perchè questa è la torta in
palío che sta alla base degli accordi
sottoscritti, una "torta" che nella sola Vitez,
cittadina di 13.000 abitanti è costata la
distruzione di 800 case unifamilìari, più
l'ospedale, le scuole, l'asilo ed altre case
popolari. Danni materiali che sono nulla
rispetto alle sofferenze morali causate dalla
guerra. In città sono 673 le vittime accertate
(58 sono bambini), per la maggioranza bersaglio
del tiro dei cecchini, con una media che in
Bosnia centrale è oltre due volte superiore che
a Sarajevo! Vi sono inoltre 1.022 persone
rimaste ferite e ben 11.000 profughi.
Ci
racconta Spomenka, la nostra fiduciaria appena
tornata da Vitez, che laggiù al mercato ora si
trova quasi di tutto, ma che quasi nessuno ha
soldi per comprare e che i più non hanno lavoro
per guadagnare. Questo mentre nella vicina
Zenica, roccaforte dell'integralismo íslamico, i
mussulmani celebrano con grandi parate militari
la "vittoria"; questo mentre i croati non hanno
mai accantonato l'idea di riconquistare la
Slavonia; questo mentre i serbi di Bosnia non
accetteranno mai di sottostare al governo
bosniaco di Sarajevo.
Stando così le cose, in mancanza di prospettive
ottimistiche che solo un diritto internazionale
(utopisticamente – bisogna pur riconoscerlo –
sopra le parti) rinnovato nella forma e nella
sostanza potrebbe garantire, ci sentiamo di
chiedere a quanti hanno esaurito il progetto di
considerare l'idea di prorogare per l'anno a
venire l’impegno sostenuto. Chiediamo
gentilmente agli interessati di volerci
comunicare la loro decisione al riguardo. Noi
saremo, come sempre, a Vostra disposizione per
ogni eventualità.
Tra tante notizie che lasciano l'amaro in bocca
possiamo però darne una buona: nel 1996
l'associazione "l'Uomo Libero" ricostruirà
interamente, con l'aiuto della Regione
Trentino-Alto Adige, un asilo nella cittadina di
Vitez. E' questa un'idea che seguiamo da tempo,
certi che in una sciagura come questa sono
soprattutto i bambini a subire danni
psicologici, ben difficilmente riparabili, e
sono soprattutto i bambini, certamente
innocenti, che devono prima degli altri
riprendere la loro normale vita fatta di giochi,
di svago e dì studio.
Al
ritorno dal nostro prossimo viaggio in Bosnia,
avremo la possibilità di aggiornarvi sulla
situazione. In attesa, oltre ad un sentitissimo
grazie per quanto avete inteso fare, Vi giungano
i nostri migliori saluti, uniti agli auguri per
un Buon Natale ed un sereno Anno Nuovo. |