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Non siete abbandonati.
Siamo con voi.
Enclave di Vitez: la Pietà è morta!
Convoglio per la Bosnia Centrale a Gornji Vakuf
E
forte la tensione quando il capo colonna dà
finalmente, dopo due giorni di attesa ed
estenuanti trattative tra cattolici e musulmani,
il via al convoglio d'aiuti umanitari denominato
"la via dell'amore".
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camion, in una confusione indescrivibile, si
mettono in marcia, uno dopo l'altro, diretti
verso la Bosnia centrale lì dove, dall'aprile
dello scorso anno, nessuno ha potuto portare
aiuti d'alcun genere. Siamo riusciti ad
"imbarcarci" in quattro – unici stranieri – con
un pass speciale ottenuto grazie alla mediazione
di Bobas Spomenka, una giovane ed intraprendente
ragazza bosniaca che in Italia, a Modena,
coordina gli aiuti umanitari per il suo Paese:
noi tre dell'Uomo Libero, associazione di
intervento sociale, e una spaurita francesina,
spedita qui, con una buona dose di incoscienza,
da un periodico parigino. Gli aiuti sono
destinati, pari pari, ai musulmani e ai
cattolici di quella realtà dimenticata. Garanti
dell'iniziativa sono i capi religiosi delle due
componenti in lotta: il Provinciale dei
Francescani Frà Bozidar Blazevic e l'Imam di
Zenica e Travnik, Rifat Fetic.
Garanti per tutti si spera, poiché l'ultimo
tentativo di organizzare un convoglio analogo -
denominato la via della felicità - ha causato,
lo scorso dicembre, dieci morti fra autisti e
accompagnatori.
Fatto gli scongiuri del caso, impieghiamo 28 ore
per compiere 200 Km: dogane, posti di blocco ed
incidenti a non finire sulla strada del Ljubusa
- un altipiano a 1.800 metri di quota, poco più
che una mulattiera, strada obbligata per entrare
in Bosnia Centrale.
Dopo i burroni di Rama-Prozor, la polvere e il
sole cocente di montagna sono gli elementi
naturali delle lunghe ore di attesa prima di
ottenere il via per passare la "gabbia" di Gomji
Vakuf - primo centro occupato dai musulmani
lungo il cammino.
Non una casa è rimasta indenne dai furiosi
combattimenti con le truppe dell'HVO. Migliaia
di persone di ogni età, soprattutto bambini,
assediano il lungo convoglio in cerca di
sigarette, bene prezioso ed introvabile se non
al mercato nero dove una stecca di Marlboro è
stata pagata anche mille marchi.
Ne
sanno qualcosa molti autisti dei convegni
umanitari – spesso avventurieri prezzolati da
qualche bandito senza scrupoli – che riempiono
ogni angolo possibile della cabina di merci
pregiate…e così via.
Pare che solo nell’ultimo mese, nel tentativo di
contrastare questa mafia emergente, l’HVO abbia
perso 27 uomini: un conflitto nel conflitto.
Il
transito per Gornji Vakuf è una sorta di forca
caudina; il clima è chiaramente intimidatorio,
sguardi carichi d’odio si sprecano, un miliziano
dai connotati medio-orientali punta l’AK 47
sulla gola di un conducente che si libera
dall’infelice contatto “donando” un pacchetto di
“Croatia”.
All’uscita del paese, con evidente affanno per
tutti, il labirinto costruito con cubi riempiti
di terra e sassi dagli inglesi dell’UNPROFOR è
liberatorio.
L’assedio si ripete anche nei villaggi sulla
montagna, sino all’uscita dell’ultima “gabbia”
che immette nel territorio controllato dai
cattolici. Qui il biglietto da visita è dato dal
fumo delle case incendiate dai “balije” -
diminutivo sinonimo di girasole affibbiato ai
mussulmani quale filiazione logica dai bogomili,
la setta manichea bosniaca che in odio alla
cristianità passò armi e bagagli all’Islam
durante la conquista turca della zona nel XVI
secolo -.
Qua e là qualche esplosione e colpi isolati. La
tregua tra cattolici e musulmani di Bosnia,
nonostante tutto sta reggendo, ma la situazione
fluida impone la sorveglianza continua,
soprattutto qui nei trinceroni difensivi che
circondano l’enclave croata Busovaca – Vitez –
Novi Travnik, 50.000 cattolici in tutto compresi
i profughi fuggiti da Zenica, completamente
accerchiata dall’Armija della BiH ed isolata dal
resto dell’Herzeg-Bosna fina dal 14 aprile 1993.
L’enclave si snoda tra due vallate allungandosi
per circa 15 km e raggiungendo in larghezza una
media di 2 km. i serbi sono a 5 km in linea
d’aria, a nord, dietro il monte Vlastic, e Vitez
racchiude a sua volta un’enclave musulmana, il
quartiere di Maiala, dove 500 islamici dal 16
aprile del ’93 si sono interrati per vendere
cara la pelle.
“Per la verità, fino alla fine di giugno,
l’enclave era raggiungibile da sud, percorrendo
con cavalli sentieri di montagna” afferma Ivan
Santic, sindaco di Vitez. “Poi i mussulmani,
oltre a tagliare tale cordone ombelicale,
perlomeno a gruppi numerosi, al grosso dell’HVO
inchiodato a Gornji Vakuf, hanno scatenato una
serie d’offensive d’annientamento contro gli
assediati. Il loro obbiettivo? I mussulmani
hanno perso terreno sia ad est che ad ovest
della Bosnia sotto la pressione serba.
Sospinti al centro, stanno cercando di
ritagliarsi un territorio a spese di noi
cattolici. Inoltre vogliono prendere la fabbrica
Princip a Vitez. La Princip produce esplosivi,
in particolare cariche di lancio, essenziali per
la logistica mussulmana che, come a Novi Travnik,
la città arrivata alle cronache per
l’abbattimento di 4 velivoli serbi intenti a
bombardare la locale fabbrica d’armi, possiede
officine per sola produzione di bocche da fuoco.
Ma l’alzarsi dello scontro etnico ha portato ad
una radicalizzazione religiosa. I mujiaheddin
giunti dai paesi arabi hanno portato i “balje”
all’integralismo. Su 12.500 abitanti, Vitez
denuncia 830 morti, il 7,5 per cento della
popolazione. Quattro volte in più che a
Sarajevo, un punto superiore a Vukovar e
Sarajevo, di Vitez non parla nessuno.
I
media internazionali sono soggetti al ricatto
del dollaro di cui i paesi arabi sono ben
forniti…” I morti vengono seppelliti in sette
cimiteri, di notte, senza funzioni, perché un
gruppo di persone, stante la ristrettezza
dell’enclave darebbe ai cecchini un ghiotto
boccone.
Il
50% dei caduti di Vitez è opera dei cecchini…Gli
orfani sono 450.
Da
febbraio, in locali protetti, pigiati come
sardine, 30-35 bimbi a classe, sono riprese le
lezioni. In un bar, ora promosso a sede
scolastica, i bimbi orfani, un quaderno e una
penna il loro equipaggiamento, leggono una
lettera. Dice: “caro papà, quando non ci saranno
più le granate e i cecchini, verrò sulla tua
tomba con la mamma. Porterò i fiori. Con te
parlerò molto. Sarò molto bravo con te e la
mamma e a tutti dirò: mio padre è un grande eroe
perché non s’è nascosto, non è fuggito, ma ha
difeso noi…!” Bossoli e pezzi di granata sono i
giochi dei ragazzi.
Dell’atmosfera di questa infanzia in guerra, è
sintomatico il discorso orecchiato sull’androne
di un palazzo devastato dagli incendi. Marjo ha
tre anni, piangendo dice a sua madre: “Mamma,
mamma, Marin ha preso la cioccolata, e io no!”
“Non piangere Marjo, a marin gliela han data
perché suo padre è stato ucciso” risponde la
mamma. “Perché mio padre non è stato ucciso?” è
l’ulteriore interrogativo di Marjo…
Anche Vitez ha avuto la sua strage dei bambini:
otto piccoli sono stati straziati da una
granata…ma la notizia non ha interessato nessuno
all’esterno dell’enclave… Spazzata dagli snipers,
senza energia elettrica, acqua, corrente,
viveri, la città ha affrontato l’assedio ponendo
ogni risorsa in comune contando su un’attività
agricola diffusa.
L’economia agricola di autoconsumo ha permesso
la dilatazione della resistenza e la sussistenza
di un patrimonio equino, ha fatto fronte alle
esigenze dei trasporti logistici!
Alla cura dei 1600 feriti e disabili di guerra
cui si aggiungono i malati “normali”, han
pensato i francescani. Il loro convento di nova
Bila è stato trasformato in nosocomio. Ai piedi
del crocefisso, nella chiesa del convento dalle
finestre schermate con tavole, le panche della
preghiera addossate le une alle altre, hanno
assunto il ruolo di letti.
Nelle cantine sono situati il settore femminile
e la medicina d’urgenza.
“La nostra missione è seguire il popolo” è
l’indicazione-guida di frà Zoran Livancic,
guardiano del convento in un tugurio che
accoglie la sala parto, mentre sorride ad una
neonata piangente sotto gli occhi di una madre
felice. In questi sotterranei sono nati così 600
bimbi sotto assedio…I francescani, con l’avvento
del neo integralismo islamico sono stati
cacciati da Zenica e Travnik, con la loro
struttura di nova Bila sono l’unica possibilità
di soccorso per i cattolici dell’enclave.
Merito tecnico per questo “miracolo” è il dott.
Tihomir Peric, volontario giunto da Zagabria,
sposato con una serba, neo papà del terzo
figlio.
Dice accanto ad un’autoclave sterilizzante
ricavato da un bidone: “Sarebbe troppo lungo
dire quello che manca, preferisco denunciare
quello che c’è, cioè solo tanta buona volontà…
Ma tornando al quadro generale, buona parte di
responsabilità è dewi giornalisti che travisano
o non vedono quello che hanno sotto gli occhi”.
Vitez non gode dello status di zona protetta. Il
contingente UN, prima francesi, ora inglesi,
sono chiusi nei loro fortini.
Quando i mussulmani hanno attaccato Santini e
Bihine Cuce, a 200 metri dal loro accampamento,
facendone una strage, non si sono mossi.
Durante la riconquista, a parte i morti “sparsi”
per il paese, in una casa sono state rinvenute
nove persone. Le mani legate dietro la schiena,
dopo giorni di torture, erano state ammazzate
con armi bianche.
Un
uomo fu trovato segato in due. Il tronco lontano
dieci metri dalle gambe. Un altro aveva un pezzo
di legno che gli trafiggeva la schiena…
Appoggiata ad una ringhiera di una terrazza
rivolta verso le forze cattoliche in
controffensiva, la salma di una donna fu
lasciata decomporre.
Realtà che stringono ancora la spirale della
violenza.
A
Gurbavica i mujiaheddin sono stati semplicemente
spazzati via…
“Il contingente inglese era prevenuto verso di
noi” accusa però Skopliak, funzionario della
locale municipalità. “Il cap. inglese Bob
Stuart, quello che per intenderci ha sparato
contro di noi a Ahmici, lo stesso che
personalmente ha filmato i risultati di tale
scontro che hanno fatto il giro del mondo quale
espressione della “nostra” crudeltà, era
fazioso.
Abbiamo fatto di tutto per evitare lo scontro di
Ahmici, ma estremisti esterni ci hanno preso
alla fine la mano,,, Forse il fatto che i
mussulmani portassero a Stuart ragazze di
quindici anni, o l’avvenenza stessa della sua
interprete, non sono elementi estranei… Mentre
verso i mussulmani si è usato un occhio di
riguardo, nei confronti di noi cattolici c’è
stata la criminalizzazione. Non nego che da
parte nostra ci siano stati errori, anche gravi,
ma ‘UNPROFOR ha evitato per quaranta giorni di
entrare in ben sette nostri villaggi sottoposti
a “pulizia”.
Marco Vidak è sindaco di Novi Travnik. Afferma:
“Si parla si federazione con i mussulmani, ma
personalmente sono molto dubbioso. Balje conduce
la politica del girasole, anzi sono girasoli.
Prende tempo per arrivare ai loro fini. Non c’è
da fidarsi. Piuttosto sono costernato dalla
mancanza di iniziative dei Paesi cattolici,
Italia inclusa. Dietro ai serbi c’è tuto il
mondo ortodosso, i mussulmani sono supportati
dai loro correligiosi arabi, noi siamo soli. Non
è colpa nostra se siamo diventati antemuralis
civitatis…ma abbiamo bisogno d’aiuto. Subito,
magari solo attuando forme di gemellaggio con
qualche cità italiana!”. Jazo Mares di
Crizancevo Selo ha settant’anni ed è tutto un
nervo. Operaio per quaranta anni in una
segheria, ha perso due figli in questa guerra,
una figlia sposata in Italia, una inserviente
njell’ospedale di Travnik, là bloccata dai
mussulmani. “Ho sentito sparare vicino casa”
racconta Jazo con le lacrime agli occhi “Presa
la pistola e una bomba sono uscito veloce. Balje
aveva già bruciato le case e le stalle dei
vicini, nonché eliminato tutti quelli che
incontravano. Con gli altri abbiamo
contrattaccato. Poi l’abbiamo visto…era
seminudo, le braccia in croce…crocifisso su quel
dosso a 50 metri di distanza… si chiamava Franjo
Alilovic, classe 1971… crocefisso come Gesù
Cristo! Non ho più figli maschi. È la fine della
mia stirpe. Non mi lasciano incontrare mia
figlia perché le barikade mussulmane a 15 km lo
impediscono, non posso andare in chiesa, cosa mi
resta da fare? Parlano di canonizzare con i
mussulmani. Ma con loro non si può vivere!
Ognuno per se! Non dimentichiamo che i
mussulmani hanno ucciso noi cattolici fino al
1948!”
Scende un nuovo giorno su Vitez. In cielo un AIO
USA sta compiendo delle evoluzioni. Quando
scende in picchiata lancia dei fares inganna
missili. Evidentemente si sente ingaggiato da
qualche radar o vuol “correre” sul sicuro. Per
strada la gente ci saluta con calorosi “Sia
lodato Gesù Cristo e Maria!”. Nelle lunghissime
trincee costruite a mano sotto il fuoco, le 400
tonnellate di gelatina della Princip sono state
interrate. I fornelli da mina attivati. Se i
mussulmani dovessero rompere le linee un’immane
esplosione unirebbe tutti in un abbraccio
mortale. Muoia Sansone con tutti i filistei! |