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  HUMANITAS   - ex Jugoslavia --

 

 

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Enclave di Vitez: la Pietà è morta!

Convoglio per la Bosnia Centrale a Gornji Vakuf

E forte la tensione quando il capo colonna dà finalmente, dopo due giorni di attesa ed estenuanti trattative tra cattolici e musulmani, il via al convoglio d'aiuti umanitari denominato "la via dell'amore".

73 camion, in una confusione indescrivibile, si mettono in marcia, uno dopo l'altro, diretti verso la Bosnia centrale lì dove, dall'aprile dello scorso anno, nessuno ha potuto portare aiuti d'alcun genere. Siamo riusciti ad "imbarcarci" in quattro – unici stranieri – con un pass speciale ottenuto grazie alla mediazione di Bobas Spomenka, una giovane ed intraprendente ragazza bosniaca che in Italia, a Modena, coordina gli aiuti umanitari per il suo Paese: noi tre dell'Uomo Libero, associazione di intervento sociale, e una spaurita francesina, spedita qui, con una buona dose di incoscienza, da un periodico parigino. Gli aiuti sono destinati, pari pari, ai musulmani e ai cattolici di quella realtà dimenticata. Garanti dell'iniziativa sono i capi religiosi delle due componenti in lotta: il Provinciale dei Francescani Frà Bozidar Blazevic e l'Imam di Zenica e Travnik, Rifat Fetic.

Garanti per tutti si spera, poiché l'ultimo tentativo di organizzare un convoglio analogo - denominato la via della felicità - ha causato, lo scorso dicembre, dieci morti fra autisti e accompagnatori.

Fatto gli scongiuri del caso, impieghiamo 28 ore per compiere 200 Km: dogane, posti di blocco ed incidenti a non finire sulla strada del Ljubusa - un altipiano a 1.800 metri di quota, poco più che una mulattiera, strada obbligata per entrare in Bosnia Centrale.

Dopo i burroni di Rama-Prozor, la polvere e il sole cocente di montagna sono gli elementi naturali delle lunghe ore di attesa prima di ottenere il via per passare la "gabbia" di Gomji Vakuf - primo centro occupato dai musulmani lungo il cammino.

Non una casa è rimasta indenne dai furiosi combattimenti con le truppe dell'HVO. Migliaia di persone di ogni età, soprattutto bambini, assediano il lungo convoglio in cerca di sigarette, bene prezioso ed introvabile se non al mercato nero dove una stecca di Marlboro è stata pagata anche mille marchi.

Ne sanno qualcosa molti autisti dei convegni umanitari – spesso avventurieri prezzolati da qualche bandito senza scrupoli – che riempiono ogni angolo possibile della cabina di merci pregiate…e così via.

Pare che solo nell’ultimo mese, nel tentativo di contrastare questa mafia emergente, l’HVO abbia perso 27 uomini: un conflitto nel conflitto.

Il transito per Gornji Vakuf è una sorta di forca caudina; il clima è chiaramente intimidatorio, sguardi carichi d’odio si sprecano, un miliziano dai connotati medio-orientali punta l’AK 47 sulla gola di un conducente che si libera dall’infelice contatto “donando” un pacchetto di “Croatia”.

All’uscita del paese, con evidente affanno per tutti, il labirinto costruito con cubi riempiti di terra e sassi dagli inglesi dell’UNPROFOR è liberatorio.

L’assedio si ripete anche nei villaggi sulla montagna, sino all’uscita dell’ultima “gabbia” che immette nel territorio controllato dai cattolici. Qui il biglietto da visita è dato dal fumo delle case incendiate dai “balije” - diminutivo sinonimo di girasole affibbiato ai mussulmani quale filiazione logica dai bogomili, la setta manichea bosniaca che in odio alla cristianità passò armi e bagagli all’Islam durante la conquista turca della zona nel XVI secolo -.

Qua e là qualche esplosione e colpi isolati. La tregua tra cattolici e musulmani di Bosnia, nonostante tutto sta reggendo, ma la situazione fluida impone la sorveglianza continua, soprattutto qui nei trinceroni difensivi che circondano l’enclave croata Busovaca – Vitez – Novi Travnik, 50.000 cattolici in tutto compresi i profughi fuggiti da Zenica, completamente accerchiata dall’Armija della BiH ed isolata dal resto dell’Herzeg-Bosna fina dal 14 aprile 1993.

L’enclave si snoda tra due vallate allungandosi per circa 15 km e raggiungendo in larghezza una media di 2 km. i serbi sono a 5 km in linea d’aria, a nord, dietro il monte Vlastic, e Vitez racchiude a sua volta un’enclave musulmana, il quartiere di Maiala, dove 500 islamici dal 16 aprile del ’93 si sono interrati per vendere cara la pelle.

“Per la verità, fino alla fine di giugno, l’enclave era raggiungibile da sud, percorrendo con cavalli sentieri di montagna” afferma Ivan Santic, sindaco di Vitez. “Poi i mussulmani, oltre a tagliare tale cordone ombelicale, perlomeno a gruppi numerosi, al grosso dell’HVO inchiodato a Gornji Vakuf, hanno scatenato una serie d’offensive d’annientamento contro gli assediati. Il loro obbiettivo? I mussulmani hanno perso terreno sia ad est che ad ovest della Bosnia sotto la pressione serba.

Sospinti al centro, stanno cercando di ritagliarsi un territorio a spese di noi cattolici. Inoltre vogliono prendere la fabbrica Princip a Vitez. La Princip produce esplosivi, in particolare cariche di lancio, essenziali per la logistica mussulmana che, come a Novi Travnik, la città arrivata alle cronache per l’abbattimento di 4 velivoli serbi intenti a bombardare la locale fabbrica d’armi, possiede officine per sola produzione di bocche da fuoco. Ma l’alzarsi dello scontro etnico ha portato ad una radicalizzazione religiosa. I mujiaheddin giunti dai paesi arabi hanno portato i “balje” all’integralismo. Su 12.500 abitanti, Vitez denuncia 830 morti, il 7,5 per cento della popolazione. Quattro volte in più che a Sarajevo, un punto superiore a Vukovar e Sarajevo, di Vitez non parla nessuno.

I media internazionali sono soggetti al ricatto del dollaro di cui i paesi arabi sono ben forniti…” I morti vengono seppelliti in sette cimiteri, di notte, senza funzioni, perché un gruppo di persone, stante la ristrettezza dell’enclave darebbe ai cecchini un ghiotto boccone.

Il 50% dei caduti di Vitez è opera dei cecchini…Gli orfani sono 450.

Da febbraio, in locali protetti, pigiati come sardine, 30-35 bimbi a classe, sono riprese le lezioni. In un bar, ora promosso a sede scolastica, i bimbi orfani, un quaderno e una penna il loro equipaggiamento, leggono una lettera. Dice: “caro papà, quando non ci saranno più le granate e i cecchini, verrò sulla tua tomba con la mamma. Porterò i fiori. Con te parlerò molto. Sarò molto bravo con te e la mamma e a tutti dirò: mio padre è un grande eroe perché non s’è nascosto, non è fuggito, ma ha difeso noi…!” Bossoli e pezzi di granata sono i giochi dei ragazzi.

Dell’atmosfera di questa infanzia in guerra, è sintomatico il discorso orecchiato sull’androne di un palazzo devastato dagli incendi. Marjo ha tre anni, piangendo dice a sua madre: “Mamma, mamma, Marin ha preso la cioccolata, e io no!” “Non piangere Marjo, a marin gliela han data perché suo padre è stato ucciso” risponde la mamma. “Perché mio padre non è stato ucciso?” è l’ulteriore interrogativo di Marjo…

Anche Vitez ha avuto la sua strage dei bambini: otto piccoli sono stati straziati da una granata…ma la notizia non ha interessato nessuno all’esterno dell’enclave… Spazzata dagli snipers, senza energia elettrica, acqua, corrente, viveri, la città ha affrontato l’assedio ponendo ogni risorsa in comune contando su un’attività agricola diffusa.

L’economia agricola di autoconsumo ha permesso la dilatazione della resistenza e la sussistenza di un patrimonio equino, ha fatto fronte alle esigenze dei trasporti logistici!

Alla cura dei 1600 feriti e disabili di guerra cui si aggiungono i malati “normali”, han pensato i francescani. Il loro convento di nova Bila è stato trasformato in nosocomio. Ai piedi del crocefisso, nella chiesa del convento dalle finestre schermate con tavole, le panche della preghiera addossate le une alle altre, hanno assunto il ruolo di letti.

Nelle cantine sono situati il settore femminile e la medicina d’urgenza.

“La nostra missione è seguire il popolo” è l’indicazione-guida di frà Zoran Livancic, guardiano del convento in un tugurio che accoglie la sala parto, mentre sorride ad una neonata piangente sotto gli occhi di una madre felice. In questi sotterranei sono nati così 600 bimbi sotto assedio…I francescani, con l’avvento del neo integralismo islamico sono stati cacciati da Zenica e Travnik, con la loro struttura di nova Bila sono l’unica possibilità di soccorso per i cattolici dell’enclave.

Merito tecnico per questo “miracolo” è il dott. Tihomir Peric, volontario giunto da Zagabria, sposato con una serba, neo papà del terzo figlio.

Dice accanto ad un’autoclave sterilizzante ricavato da un bidone: “Sarebbe troppo lungo dire quello che manca, preferisco denunciare quello che c’è, cioè solo tanta buona volontà… Ma tornando al quadro generale, buona parte di responsabilità è dewi giornalisti che travisano o non vedono quello che hanno sotto gli occhi”.

Vitez non gode dello status di zona protetta. Il contingente UN, prima francesi, ora inglesi, sono chiusi nei loro fortini.

Quando i mussulmani hanno attaccato Santini e Bihine Cuce, a 200 metri dal loro accampamento, facendone una strage, non si sono mossi.

Durante la riconquista, a parte i morti “sparsi” per il paese, in una casa sono state rinvenute nove persone. Le mani legate dietro la schiena, dopo giorni di torture, erano state ammazzate con armi bianche.

Un uomo fu trovato segato in due. Il tronco lontano dieci metri dalle gambe. Un altro aveva un pezzo di legno che gli trafiggeva la schiena… Appoggiata ad una ringhiera di una terrazza rivolta verso le forze cattoliche in controffensiva, la salma di una donna fu lasciata decomporre.

Realtà che stringono ancora la spirale della violenza.

A Gurbavica i mujiaheddin sono stati semplicemente spazzati via…

“Il contingente inglese era prevenuto verso di noi” accusa però Skopliak, funzionario della locale municipalità. “Il cap. inglese Bob Stuart, quello che per intenderci ha sparato contro di noi a Ahmici, lo stesso che personalmente ha filmato i risultati di tale scontro che hanno fatto il giro del mondo quale espressione della “nostra” crudeltà, era fazioso.

Abbiamo fatto di tutto per evitare lo scontro di Ahmici, ma estremisti esterni ci hanno preso alla fine la mano,,, Forse il fatto che i mussulmani portassero a Stuart ragazze di quindici anni, o l’avvenenza stessa della sua interprete, non sono elementi estranei… Mentre verso i mussulmani si è usato un occhio di riguardo, nei confronti di noi cattolici c’è stata la criminalizzazione. Non nego che da parte nostra ci siano stati errori, anche gravi, ma ‘UNPROFOR ha evitato per quaranta giorni di entrare in ben sette nostri villaggi sottoposti a “pulizia”.

Marco Vidak è sindaco di Novi Travnik. Afferma: “Si parla si federazione con i mussulmani, ma personalmente sono molto dubbioso. Balje conduce la politica del girasole, anzi sono girasoli.

Prende tempo per arrivare ai loro fini. Non c’è da fidarsi. Piuttosto sono costernato dalla mancanza di iniziative dei Paesi cattolici, Italia inclusa. Dietro ai serbi c’è tuto il mondo ortodosso, i mussulmani sono supportati dai loro correligiosi arabi, noi siamo soli. Non è colpa nostra se siamo diventati antemuralis civitatis…ma abbiamo bisogno d’aiuto. Subito, magari solo attuando forme di gemellaggio con qualche cità italiana!”. Jazo Mares di Crizancevo Selo ha settant’anni ed è tutto un nervo. Operaio per quaranta anni in una segheria, ha perso due figli in questa guerra, una figlia sposata in Italia, una inserviente njell’ospedale di Travnik, là bloccata dai mussulmani. “Ho sentito sparare vicino casa” racconta Jazo con le lacrime agli occhi “Presa la pistola e una bomba sono uscito veloce. Balje aveva già bruciato le case e le stalle  dei vicini, nonché eliminato tutti quelli che incontravano. Con gli altri abbiamo contrattaccato. Poi l’abbiamo visto…era seminudo, le braccia in croce…crocifisso su quel dosso a 50 metri di distanza… si chiamava Franjo Alilovic, classe 1971… crocefisso come Gesù Cristo! Non ho più figli maschi. È la fine della mia stirpe. Non mi lasciano incontrare mia figlia perché le barikade mussulmane a 15 km lo impediscono, non posso andare in chiesa, cosa mi resta da fare? Parlano di canonizzare con i mussulmani. Ma con loro non si può vivere! Ognuno per se! Non dimentichiamo che i mussulmani hanno ucciso noi cattolici fino al 1948!”

Scende un nuovo giorno su Vitez. In cielo un AIO USA sta compiendo delle evoluzioni. Quando scende in picchiata lancia dei fares inganna missili. Evidentemente si sente ingaggiato da qualche radar o vuol “correre” sul sicuro. Per strada la gente ci saluta con calorosi “Sia lodato Gesù Cristo e Maria!”. Nelle lunghissime trincee costruite a mano sotto il fuoco, le 400 tonnellate di gelatina della Princip sono state interrate. I fornelli da mina attivati. Se i mussulmani dovessero rompere le linee un’immane esplosione unirebbe tutti in un abbraccio mortale. Muoia Sansone con tutti i filistei!

 

Se un uomo non è

disposto a lottare

per le sue idee,

o le sue idee

non valgono nulla,

o non vale nulla lui

Ezra Pound

 

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