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Torbole sul Garda, 11 ottobre 2008

Non solo Don Camillo

di Alessandro Marocchi

 

“Nel segreto della cabina elettorale, Dio ti vede Stalin no!”, così recitava uno dei più famosi manifesti del 1948 con i quali la Democrazia Cristiana vinceva le prime elezioni parlamentari. L’autore di questi manifesti si chiamava Giovannino Guareschi, nato a Fontanelle di Roccabianca (Parma) in un giorno, il 1° maggio 1908, che potrebbe facilmente suscitare un sorriso in chi conosce bene il pensiero del Nostro. Il 2008 è l’anno degli anniversari per Guareschi giacché rappresenta sia il centenario della nascita che il quarantesimo dalla morte e, proprio per festeggiare queste date, viene organizzato dalla nostra associazione un evento dal titolo “Buon Compleanno Giovannino!”, per rendere un dovuto omaggio ad un personaggio troppo spesso sottovalutato ma in realtà molto importante nella nostra storia letteraria e politica. Dirà ad esempio Indro Montanelli che la storia del XX secolo “la si può fare senza chiunque altro ma non senza Guareschi”.
La serata per Guareschi si svolge nella splendida cornice di Torbole sul Garda, ospitati nella graziosa ed accogliente sala del Circolo Vela cittadino di fronte ad un numeroso pubblico, proveniente anche da fuori regione per partecipare alla cena guareschiana e all’incontro culturale con oggetto la presentazione del libro: “Non solo Don Camillo. Giovanni Guareschi, un intellettuale civile”; libro del dottor Marco Ferrazzoli, giornalista e capo ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche, con una prefazione di Marcello Veneziani e edito in numeri limitati da “l’Uomo Libero”.
Il convegno di Torbole ha avuto la forma di una conversazione tra Walter Pilo, presidente dell’associazione “l’Uomo Libero” e il dott. Ferrazzoli. Qui di seguito una breve sintesi sul percorso giornalistico, sulle idee, sulle vicende e gli aneddoti che hanno segnato in modo decisivo la vita di Guareschi.

Guareschi, l’intellettuale civile
Personaggio di cultura, della vita politica e sociale, Giovannino Guareschi non è solo l’autore di “Mondo Piccolo”, la sua opera più famosa, ma rappresenta appieno la figura dell’intellettuale - termine che a lui non sarebbe piaciuto per nulla, sottolinea Ferrazzoli -, non certamente l’intellettuale dei salotti borghesi bensì un uomo impegnato nel proprio lavoro e nelle proprie passioni fino in fondo, senza compromessi. La ricerca di Ferrazzoli è iniziata dieci anni or sono e racconta aspetti particolari sull’uomo Guareschi fino a oggi trattati marginalmente. Si comincia dal 1948, anno fondamentale per le elezioni politiche italiane, in cui si vedono contrapposti quasi “l’un contro l’altro armati” Democrazia Cristiana e Fronte Popolare, composta da socialisti e comunisti. Afferma Ferrazzoli che se in quella consultazione avesse vinto il Fronte popolare, l’Italia sarebbe entrata nell’orbita del Patto di Varsavia e del comunismo sovietico. Guareschi è, senza il minimo dubbio, uno dei protagonisti indiscussi della campagna elettorale grazie a cui la DC sconfisse il PCI, insieme all’Azione Cattolica e ai Comitati Civici di Luigi Gedda.
Guareschi contribuisce alla campagna con manifesti e volantini che passeranno alla storia. Ne ricordiamo uno raffigurante lo scheletro di un soldato italiano, combattente sul Fronte dell’Est, con un una frase:” Mamma, votagli contro anche per me!”, mentre un altro è quello citato ad inizio articolo. Fa notare il presidente Pilo a riguardo dell’ operazione di marketing politico di Guareschi, come egli sia realmente un genio nel colpire l’animo delle persone tramite messaggi politici sintetici, didascalici e lapidari. E questo lo si può notare a più riprese, ad esempio nella battaglia per la vittoria della Monarchia al referendum istituzionale del ‘46, alla quale Guareschi partecipò con gran furore, e nell’importante vicenda Degasperi. Con un accenno per anticipare le posizioni e le idee di Guareschi, i due relatori evidenziano in seguito come il nostro intellettuale abbia un’ideologia precisa non all’acqua di rose tipica della posizione rinunciataria del “volemose bene”. Guareschi al contrario è sanguigno, battagliero, un tenace monarchico e un fervente anticomunista ma senza odio. Tornando alla vita e all’attività lavorativa e ai rapporti col regime Fascista, Ferrazzoli racconta come Giovannino diventa presto famoso già all’età di 30 anni, collaborando come redattore con pezzi e disegni al Bertoldo, un settimanale umoristico milanese. Scrive inoltre per numerose riviste testi d’appoggio durante la Guerra e disegna varie illustrazioni: nei dieci anni di anniversario della Marcia su Roma raffigura una enorme X cubitale, rappresentante in apparenza un dieci romano, ma che in realtà riproduceva la croce di Sant’Andrea, sulla quale era crocefisso il popolo italiano. Per comprendere appieno il binomio teorico Guareschi - Fascismo si può ancora dire, seguendo il discorso di Ferrazoli, che Guareschi patisce svariati guai per alcune vignette satiriche ma non sarà mai un antifascista.
Le sue battute non erano atti di eroismo e il Guareschi pre-guerra era tendenzialmente apolitico: “il Fascismo non mi ha fatto nulla, io non faccio nulla a lui”, dichiarava lo stesso. Nel settembre ’43 avviene invece un importante episodio nella vita dello scrittore, poiché colto ubriaco imprecando contro il Duce viene arrestato e costretto alla leva obbligatoria, arruolato come Tenente d’Artiglieria. L’8 settembre del ’43 sono migliaia i soldati fascisti e monarchici che non accettano di sottostare all’esercito tedesco, e il totale delle persone deportate nei lager sarà circa di 750.000, con 60.000 morti. Guareschi, che farà parte degli I.M.I (Internati Militari Italiani) tiene fede alla parola data al Re, seppur traditore, anche quando un giornale tedesco offre allo scrittore una collaborazione a un giornale umoristico milanese. Nel lager in Polonia, Guareschi entra col peso di 80kg e ne uscirà con 40kg in meno compresi “zoccoli, stracci e pidocchi”, come avrà a dire lui; diventa leader morale di una “resistenza bianca” promuovendo iniziative culturali, teatrali, corsi di lingua e nel campo di prigionia conierà alcuni slogan diventati poi celebri quali “si muore se si abbatte lo spirito”, oppure “non muoio neanche se mi ammazzano”.
Il presidente Pilo fa notare come è proprio nel lager che inizia l’esperienza politica di Guareschi, con il suo numero da prigioniero 1865, ma continua anche a scrivere producendo opere quali “Favola di Natale” e “Diario Clandestino”. “Favola di Natale” che è il presupposto de “La vita è bella” di Benigni, riporta la surrealtà nella tragedia narrando l’ipotetico viaggio del figlio di Giovannino nei lager. Il presidente Pilo prosegue l’intervista interrogando Ferrazzoli circa la rivista più famosa di Guareschi, ossia “Il Candido”, rivista che vanterà illustri collaboratori tra cui, solo per citarne alcuni, ricordiamo: Enrico Mattei, Leo Longanesi, Indro Montanelli, Giorgio De Chirico, Giorgio Pisanò e Oriana Fallaci.
“Il Candido”, rivista fondata da Guareschi dopo la guerra con la famiglia Rizzoli raggiunge una fama strepitosa, arrivando ad una tiratura straordinaria di 600.000 copie e sarà il primo giornale italiano di satira politica, nonostante Giovannino la definisca umorismo. Ferrazzoli ci descrive successivamente “Il Candido” nel suo corpo, con le sue vignette, i suoi punti di vista di destra e di sinistra e la parte dedicata allo sforbiciato, riportante stralci delle cronache locale nello stile dell’attuale rassegna stampa, di cui è l’autentico precursore. Il settimanale satirico non sarà solo uno strumento di lotta sociale, civile e politica per il suo fondatore ma sarà anche il giornale che ospiterà la nascita tutta casuale di “Mondo Piccolo”, la storia di Don Camillo e Peppone, il prete e il comunista, con i suoi 347 racconti. La linea editoriale seguita presenta un feroce anti comunismo e sicuramente emblematiche sono le vignette umoristiche di Guareschi contro i comunisti definiti con il neologismo di “trinariciuti”. “La terza narice (spiegava Guareschi sul “Candido”), ha una sua funzione completamente indipendente dalle altre due: serve di scarico in modo da tener sgombro il cervello dalla materia grigia e permette nello stesso tempo l'accesso al cervello delle direttive di partito…”. Guareschi evidenzia la stupidità dell’asservimento al partito per ogni cosa, ma il suo essere “anti-“ invece che basarsi sulla banale critica ai partiti si situa sul piano del rapporto tra le persone. Le vignette anti Stalin, a chiudere il discorso, precedono di 30 anni l’uscita del “Libro nero del Comunismo”.

Giovannino combina guai
Le vicende giudiziarie di Guareschi catturano la terza parte della conferenza e portano alla luce maggiormente l’impegno di lotta dello scrittore italiano. Ferrazzoli racconta inizialmente della particolare condanna che Guareschi ricevette nel periodo fascista per “autarchilegio” (offesa al regime autarchico italiano), a causa di una spiritosa ed innocua vignetta riportante un defunto con la scritta:”Ha tirato le pergamoide”.
Il pergamoide era un surrogato del cuoio, di cui si servì l’Italia autarchica a causa delle sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni. Questo avvenimento fece dire a Guareschi “l’Italia mi piace nonostante gli italiani” ed anche “gli italiani hanno paura di ridere” e forse era qui che Guareschi colpiva nel segno smascherando l’ipocrisia dei piccoli uomini con la sua ineguagliabile ironia. La seconda vicenda di rilievo si colloca in periodo repubblicano, quando Guareschi “se la prese” con il primo presidente della Repubblica Einaudi, che allora era produttore vitivinicolo.
Einaudi aveva stampato delle etichette per la sua azienda con la scritta “Il vino del Presidente” e Guareschi aveva immediatamente colto l’occasione per deridere “l’ometto che è in Einaudi” disegnando una vignetta ritraente due fila di bottiglioni anziché di corazzieri all’ingresso del Quirinale. Due deputati supponenti querelano immediatamente Guareschi che sarà il primo condannato per vilipendio, una condanna che arriverà addirittura in Appello nonostante il “colpevole” non dovrà subire 8 mesi di carcere grazie alla condizionale.
L’episodio nondimeno più eclatante fra gli incidenti giudiziari di Guareschi sarà quello con Alcide Degasperi (presidente della DC) a partire dal 1954. Ferrazzoli spiega come il rapporto tra Guareschi, che era stato l‘artefice effettivo della vittoria DC nel ’48, e Degasperi si incrina perché Guareschi non è fedele alla linea del partito, sposando la tesi di Sturzo a Destra per un Blocco dei Moderati, mentre Degasperi appoggerà l’apertura a Sinistra. Sul Candido viene pubblicato un articolo che riporta una notizia sconcertante: Degasperi avrebbe suggerito agli americani in periodo di guerra, il bombardamento della periferia romana e di un acquedotto per aizzare la folla contro i tedeschi. Senza indugio Degasperi querela Guareschi per diffamazione ma il processo non darà modo di verificare l’autenticità delle lettere, difatti come dirà in modo inquietante il Pubblico Ministero: ”…le perizie sono rifiutate per oggettiva impossibilità che siano autentiche.”
Guareschi a bene vedere viene condannato a prescindere, giacché – spiega Ferrazzoli – se le lettere derivanti dal carteggio Mussolini–Churchill (che avrebbero portato alla luce un tentativo di alleanza tra Inghilterra ed Italia) pervenute alla redazione di Guareschi fossero risultate vere, avrebbero inficiato non solo Degasperi ma tutta la Democrazia Cristiana e avrebbe compromesso l’intero scenario internazionale.
Churchill infatti, richiamato come primo ministro, stava gestendo il difficile ritorno diplomatico di Trieste all’Italia e quanto sopraesposto avrebbe sicuramente compromesso questa delicata situazione.
A prescindere dalle vicende processuali vanno sottolineati due aspetti rilevanti. Il primo è che Guareschi non presenta appello e prenderà la via del carcere, scontando ben 405 giorni di detenzione (sei mesi di vigilata per buona condotta) pronunciando la celebre fra “Per restare liberi bisogna, qualche volta, prendere la via del carcere”. Il secondo, come continua a ribadire Ferrazzoli, è che il processo si dimostrerà realmente indecoroso e sarà così per ragioni politiche, andando al di là della discussione moderna sull’impunità del Primo Ministro (vedi Lodo Alfano), ma l’aspetto più sorprendente sarà l’attacco smisurato della stampa, quella cattolica.
Guareschi subisce infatti insulti terribili, un vero e proprio linciaggio mediatico, tant’è che dei giornalisti dirà: ”Molti amici, pochi nemici, nessun collega” e questo per affermare la sua unicità e differenza insieme. Anche oggi i comici denunciati vengono difesi, vedi il caso Guzzanti, mentre per Guareschi sarà l’opposto e taluni giornali arriveranno a dichiarare che “la libertà di pensiero è stupida”, mentre il Nostro soleva dire che i giornalisti l’avevano rifiutata spontaneamente.
Manzini, giornalista cattolico, infama Guareschi arrivando a dire che era marxista e fascista, un voltafaccia insomma. Per quanto riguarda la questione delle lettere e del carteggio Mussolini-Churcill – chiude il presidente Pilo – è un ex ufficiale della RSI Enrico Detoma che li riceve a suo dire con l’impegno di pubblicarli 5 anni dopo la guerra. I documenti arriveranno a Guareschi che farà fare una perizia e li certificherà dal Notaio ma la Corte non rifarà la perizia e non metterà nemmeno agli atti.
I fatti del processo sono abbastanza complicati per esporli nella loro interezza, si ricorda solo come Detoma viene accusato e poi assolto per amnistia e per non aver commesso il fatto
Le lettere bruciate.

Guareschi, uomo di Destra
Il presidente Pilo e il dott. Ferrazoli concludono il convegno soffermandosi a riflettere sulle idee che muovevano lo spirito di Guareschi, citando inizialmente una frase dello scrittore:” La vera democrazia è la democrazia dei martiri dei lager. La (nostra) democrazia è scaduta nella partitocrazia”.
Guareschi, lo si descriveva uomo integro che detestava il compromesso, fedele al re che aveva tradito il suo popolo per il principio di fedeltà assoluta alla monarchia, un uomo che sapeva affrontare le ingiustizie subite non chiedendo mai né grazie né condoni nel periodo della sua detenzione a Parma, insomma un Uomo con la “U” maiuscola, senza parlare di attributi.
Un Reazionario e famose sono le sue dichiarazioni contro il benessere vegetativo della società moderno “Porco Progresso, W la Reazione”, dichiarava, oppure la sua apprensione circa “la deriva della civiltà cattolica e rurale italiana, che si deve preoccupare del sovvertimento dei valori, della dissoluzione del tessuto sociale, della corruzione tecnologia e dell’inquinamento ambientale”. Ancora sul tema della famiglia parlava della “difficoltà di educare i figli, dato che la maggior ricchezza non permette loro di farsi una famiglia ed andarsene dal primo nucleo famigliare”, è quindi un anticipatore sull’analisi di una delle cause principali del calo demografico. Riguardo al Candido è lo scrittore medesimo ad affermare che “è di Destra e non va giudicato di Destra!”, mentre al figlio dirà di scrivere sulla sua tomba “fu reazionario”.
Ferrazzoli termina facendo notare come spesso non si ascolti la voce dell’autore quando si cerca di approfondire le sue inclinazioni politiche come Biagi, che al pari di Montanelli stimava moltissimo Guareschi lo definì un “anarchico sentimentale”.
Giungendo alla conclusione della conferenza il presidente Pilo ricorda come Guareschi sia oggi lo scrittore italiano più tradotto al mondo ed è ed è stato anche tra i più apprezzati all’estero, negli Stati Uniti, come in Francia e in Germania.
Certamente (nota personale), Guareschi risponde ad un modello o meglio ad un archetipo di uomo differenziato nel quale ci riconosciamo al di là delle posizioni politiche di campo (un motto degli anni ‘70 diceva: “muoiano le ideologie, la rivoluzione è oltre”), un uomo che nell’onore, nella fedeltà e nel coraggio dimostrato nell’arco di tutta una vita non può che essere apprezzato da chi come noi fa della frase di un altro grande, il poeta americano Ezra Pound, una bandiera ideale: “Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sua idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”. Guareschi è un maestro di vita che ha lottato sempre per le proprie idee, scontando con una dignità oggi sconosciuta, carcere e pubblici dileggi.

A te Giovannino, noi giovani allievi rivolgiamo il nostro più caloroso augurio di Buon Compleanno!
 

Torbole sul Garda, 11 ottobre 2008

 

 

 

 

 

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