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	<title>L&#039;Uomo Libero</title>
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	<description>L’ Associazione “l’Uomo Libero”, nasce senza scopi di lucro, né fini elettorali, e si impegna con lo scopo di promuovere iniziative capaci di operare nel campo dell’intervento sociale, culturale, ambientale, della solidarietà, del volontariato, con particolare dedizione rivolta ai problemi dell’infanzia.</description>
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		<title>Se svendiamo l&#8217;Italia ci bruciamo il futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 13:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Per incassare 6 miliardi, circa l’8% di quanto paghiamo di interessi sul debito pubblico ogni anno, pare andranno in vendita 338.000 ettari di terreni agricoli che oggi sono proprietà pubblica. Se non si farà attenzione, le conseguenze di una tale scelta, che in Africa è nota come land grab (appropriazione di terra) operata da grandi gruppi multinazionali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/italia.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3415" title="italia" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/italia-1024x768.jpg" alt="" width="610" height="457" /></a></p>
<p>Per incassare 6 miliardi, circa l’8% di quanto paghiamo di interessi sul debito pubblico ogni anno, pare andranno in vendita 338.000 ettari di terreni agricoli che oggi sono proprietà pubblica.</p>
<p>Se non si farà attenzione, le conseguenze di una tale scelta, che in Africa è nota come land grab (appropriazione di terra) operata da grandi gruppi multinazionali, potrebbero essere serie, e portarci verso la dipendenza alimentare dall’agrobusiness. Potrebbero derivarne danni sociali ingenti subiti in primis dai nostri piccoli agricoltori che non potendo competere con quei colossi nell’acquistare, finirebbero per vendere anche i loro appezzamenti (come già avvenne quando i latifondisti comprarono le proprietà comuni messe in vendita da Quintino Sella).</p>
<p>La scelta di vendere è definitiva e ci riguarda tutti, presenti e futuri. Andrebbe fatta con grande cautela soprattutto quando ci si trova sotto pressione internazionale. Il processo di elaborazione teorica e pratica della categoria giuridico-costituzionale dei beni comuni discende da questa considerazione. Il cambiamento dei rapporti di forza fra settore privato azionario e settore pubblico a favore del primo rende i governi così deboli da non poter operare nell’interesse del popolo sovrano. La necessità urgente di forte tutela giuridica dei beni comuni come proprietà di tutti che i governi devono amministrare fiduciariamente nasce da questo squilibrio di potere prodotto dalla globalizzazione.</p>
<p>Lo Stato italiano è proprietario, direttamente o tramite enti pubblici, di ingenti beni che fanno gola a molti. Gran parte di questi, che forniscono utilità indispensabili per garantire la sovranità dello Stato o la sua capacità di offrire servizi pubblici, non possono essere trattati come fossero proprietà privata del governo in carica. Alcuni dei beni dello Stato sono costituiti da edifici, acquedotti e terreni agricoli che soccorrono direttamente bisogni fondamentali della persona come coprirsi, bere o nutrirsi. Altri sono infrastrutture, come strade, autostrade, aeroporti, e porti che richiedono un assiduo investimento in manutenzione. Altri sono beni che i giuristi classificano come immateriali come le frequenze radiotelevisive, gli slot aeronautici (per esempio la tratta aerea Milano-Roma), i brevetti ottenuti con la ricerca pubblica, le partecipazioni pubbliche nell’industria produttrice di beni o servizi.</p>
<p>Ancora, importanti beni servono allo Stato per erogare i suoi servizi alla collettività: scuole, ospedali, caserme, università, cimiteri, discariche, ambasciate. Ci sono poi i beni culturali: statue, monumenti, dipinti, reperti archeologici, lasciti del passato che dobbiamo trasmettere ai nostri successori. Per farlo occorre mantenerli accessibili a tutti godendone in comune, al di fuori dal modello del “divieto di accesso” che è tipico della proprietà (sia essa pubblica o privata). Beni comuni, governati dalla stessa logica di accesso sono poi i parchi, le foreste, i ghiacciai, le spiagge, il mare territoriale, l’aria da respirare o l’acqua da bere, a loro volta beni di grande valore collettivo il cui ingente valore d’uso non è tradizionalmente patrimonializzato.</p>
<p>Sebbene dotato di un patrimonio ingentissimo (fra cui ingenti riserve auree), il nostro settore pubblico è impoverito. I Comuni sono sul lastrico; gli edifici pubblici cadono spesso a pezzi e il territorio non riceve manutenzione. L’Italia è come un nobile decaduto che non sa gestire le sue ingenti proprietà, viene truffato dal maggiordomo e continua a indebitarsi per poter mantenere il proprio dispendioso stile di vita. Proprio come la nobiltà francese finì per svendere i propri palazzi, anche l’Italia, oberata dai debiti, sta vendendo (spesso svendendo) il suo patrimonio pubblico per “far cassa” e tirare avanti. Eppure, se il patrimonio pubblico rimasto fosse amministrato davvero nell’interesse comune, si potrebbero ottenere parecchi quattrini: molte concessioni (acque sorgive, autostrade, stabilimenti balneari, frequenze radiotelevisive, cave) sono rilasciate molto al di sotto del valore di mercato.</p>
<p>La Gran Bretagna, dando in affitto il suo etere, ottiene circa 5 miliardi di sterline l’anno (grossomodo quanto si incasserebbe vendendo una tantum i terreni agricoli) contro i poco più di 50 milioni di euro che ottiene l’Italia. Una buona amministrazione del patrimonio pubblico richiede sopratutto ordine, chiarezza nelle regole del gioco e democrazia nel decidere sulle cose di tutti. Le regole attualmente vigenti sono obsolete, oscure e quindi agevolmente eludibili. È importante farne di nuove e dotarle di innovativi strumenti applicativi. Una legge-delega sulla riforma di beni pubblici predisposta dalla Commissione Rodotà, contenente chiarezza su quali beni siano comuni e come vadano amministrati, non è mai stata neppure discussa. Proprio nei momenti di maggior crisi sarebbe bene che alla logica della svendita subentrasse quella del buon padre di famiglia.</p>
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		<title>Berlino ha ripreso a stampare marchi</title>
		<link>http://www.luomolibero.it/2011/12/berlino-ha-ripreso-a-stampare-marchi/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 13:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è in Ticino, ma a San Gallo. Lo dice un deputato italiano, Lucio Barani,  &#8220;La Germania sta stampando marchi in Svizzera&#8221;. Una dichiarazione che alimenta il giallo partito dall&#8217;Italia, che inizialmente portava a un&#8217;azienda tra il Luganese e il Mendrisiotto e che invece riparte dal nord. Possibile? Esiste davvero un piano B della Germania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/MarcoNuovo100.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3412" title="MarcoNuovo100" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/MarcoNuovo100.jpg" alt="" width="584" height="271" /></a></p>
<p>Non è in Ticino, ma a San Gallo.</p>
<p>Lo dice un deputato italiano, Lucio Barani,  &#8220;La Germania sta stampando marchi in Svizzera&#8221;. Una dichiarazione che alimenta il giallo partito dall&#8217;Italia, che inizialmente portava a un&#8217;azienda tra il Luganese e il Mendrisiotto e che invece riparte dal nord. Possibile? Esiste davvero un piano B della Germania nel caso, si ipotizza, di un crollo dell&#8217;euro? Dopo i sussurri, irrompe la notizia dagli Usa che &#8211; ha scritto il New York Times &#8211; importanti banche, come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura, starebbero valutando delle simulazioni per capire cosa accadrebbe nel momento in cui la moneta europea si disintegrasse sotto i colpi della crisi. E, tornando alla Germania,   anche Pippa Malmgren, economista ed ex consulente di George Bush, già consigliere della Deutsche Bank, non ha dubbi: la Germania &#8211; ha scritto nel suo blog &#8211; ha ripreso a stampare marchi. Vero o soltanto &#8220;una bufala&#8221;? C&#8217;è chi giura d&#8217;aver visto una fotografia di banconote fresche di stampa, come il deputato socialista italiano Barani: &#8220;Certo che le ho viste e so anche il nome della tipografia, nella zona di San Gallo, che sarebbe legata al gruppo tedesco Maschinen Dörries Scharmann&#8221;. In effetti a San Gallo c&#8217;è una tipografia legata alla ditta germanica.  &#8221;Questa storia &#8211; riprende Barani &#8211; la seguo da parecchio. Inizialmente mi pareva pura fantasia. Poi ho messo insieme una serie di elementi e sono arrivato alla conclusione che sotto sotto qualcosa c&#8217;è. A Roma lo sanno in parecchi&#8221;.</p>
<p>La notizia che Berlino vuole far rivivere i Deutsche Mark sarebbe affiorata in seguito a una confidenza raccolta dai servizi segreti italiani su un grosso appalto della Bundesbank affidato a due aziende svizzere. Genericamente nel fascicolo dei servizi si parlava di studi sul &#8220;vecchio&#8221; marco. &#8220;Ma la cifra &#8211; riprende il deputato italiano &#8211; era sproporzionata e dunque si presume che insieme all&#8217;indagine di mercato ci sia altro&#8221;. Secondo quanto ha raccolto invece dal quotidiano &#8220;Milano Finanza&#8221;, oltre la Maschinen Dörries Scharmann, sarebbe coinvolta un&#8217;altra azienda: la Sicpa di Prilly, vicino a Losanna, specializzata in inchiostri per cartamoneta. E, secondo quanto riportato da Mf, starebbe collaborando al progetto di Berlino. Ma perché far stampare marchi in Svizzera? &#8220;Riservatezza, ma non solo. Chiedetevi &#8211; dice ancora Barani &#8211; con chi ha chiuso il primo accordo fiscale Berna&#8221;.</p>
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		<title>Natale Solidale 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarieta']]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche questo Natale puoi sostenere le nostre iniziative di solidarietà internazionale con l&#8217;acquisto di un pandoro. Ci trovi: 10 dicembre a Riva del Garda in piazza delle Erbe 11 dicembre ad Arco in piazza III Novembre. Un piccolo gesto, una bella idea regalo e hai portato il tuoi aiuto dove serve, tramite un&#8217;associazione che da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/natale-solidale-2011small.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3419" title="natale solidale 2011small" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/natale-solidale-2011small.jpg" alt="" width="630" height="445" /></a></p>
<p>Anche questo Natale puoi sostenere le nostre iniziative di solidarietà internazionale con l&#8217;acquisto di un pandoro.<br />
Ci trovi:</p>
<p>10 dicembre a Riva del Garda in piazza delle Erbe<br />
11 dicembre ad Arco in piazza III Novembre.</p>
<p>Un piccolo gesto, una bella idea regalo e hai portato il tuoi aiuto dove serve, tramite un&#8217;associazione che da oltre 20 anni si contraddistingue per impegno, serietà e costanza.</p>
<p>Walter e tutti i volontari de l&#8217;Uomo Libero ti augurano un felice Natale.</p>
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		<title>Il secolo americano</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’avvento del “Secolo Americano” sta stratificando sul nostro pianeta nefaste energie letali. Aggressive strategie di controllo globale economico e finanziario dei popoli, ridotti a materie biologiche da narcotizzare, predare, sfruttare ed eliminare, sono ovunque corroborate da moltiplicati conflitti e guerre per l’export della democrazia made in Usa. Alla vigilia del doppio voto che, a Mosca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/avvoltoio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3404" title="Vulture Perched on an Edge" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/avvoltoio.jpg" alt="" width="343" height="350" /></a></p>
<p>L’avvento del “Secolo Americano” sta stratificando sul nostro pianeta nefaste energie letali.</p>
<p>Aggressive strategie di controllo globale economico e finanziario dei popoli, ridotti a materie biologiche da narcotizzare, predare, sfruttare ed eliminare, sono ovunque corroborate da moltiplicati conflitti e guerre per l’export della democrazia made in Usa.</p>
<p>Alla vigilia del doppio voto che, a Mosca, dovrebbe condurre al ritorno nel Cremlino di Vladimir Putin, lo stato delle relazioni diplomatiche tra la superpotenza atlantica e la Russia ha, di fatto, raggiunto il più basso livello di reciproca fiducia. Ed è dal fronte Usa che si prepara al dopo-Obama &#8211; una parentesi politica decisa voluta per ridurre le tensioni interne agli Stati Uniti &#8211; che emergono segnali allarmanti. Il candidato repubblicano, Mitt Romney, considerato il favorito alla nomination per le elezioni del 2012, ha soffiato su questo fuoco già nel suo discorso del 7 ottobre ai cadetti americani. Ai quali ha promesso che “il XXI secolo sarà il secolo dell’America”.</p>
<p>Un obiettivo da raggiungere eliminando gli Stati canaglia che si oppongono al “grande disegno”: Russia, Cina, Iran, Siria, Venezuela, Cuba ed altri stati simili. Ripreso dalla Cnn ha promesso di “liquidare Putin e il suo impero del male”… perchè  “L’America deve mettersi in testa al mondo… Da presidente degli USA mi dedicherò al secolo americano e non mi scuserò mai e con nessuno in nome degli USA”.  Romney ha dichiarato la “superiorità della nazione americana” che avrà il suo spazio vitale perché “l’esercito americano sarà il più forte del mondo”.</p>
<p>D.M.</p>
<p>Nel 2012, dopo il voto in Russia, anche negli Usa sarà campagna elettorale: niente di più probabile che tale retorica diventi ancora più aggressiva. Con le drammatiche conseguenze che ciò comporta.</p>
<p>Già oggi gli Usa non accettano di negoziare accordi con la Russia sullo scudo antimissile. Le autorità militarie politiche russe hanno perciò dichiarato che Mosca continuerà ad armarsi e a posizionare il proprio sistema di antimissili Iskander alle frontiere occidentali russe che punteranno le rampe e i radar americani in Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Turchia. E i missili Iskander non saranno posizionati soltanto nella zona di Kaliningrad come previsto, ma anche in Bielorussia e nel sud della Russia stessa nella regione di Krasnodar.</p>
<p>Sul dispiegamento attorno alla Russia dell’apparato missilistico Usa-Nato, Washington non intende trattare. Come dichiarato da Dmitrij Rogosin, rappresentante russo presso la Nato, “la risposta alle proposte avanzate da Mosca è sempre negativa”.</p>
<p>Di fronte alla sfida americana, la Russia ha dunque deciso di riattivare rapidamente anche il proprio progetto di difesa spaziale.  Tra le prime risposte russe, secondo Igor Korotchenko, esperto militare russo, ci sono l’aumento della produzione dei missili RS-24 Jars a combustibile compatto, un rafforzamento della flotta dei sottomarini e un’accelerazione tecnica dei missili russi per renderli ancor più veloci in fase di lancio per evitare d’essere intercettati. Già i nuovi missili balistici sono non-intercettabili nella fase di caduta perché in grado di cambiare rotta durante la discesa. Gli Iskander hanno un raggio d’azione di 500 chilometri. Se l’ovest dell’Europa non è in quei mirini, è evidente che dovrebbero esserne preoccupati Turchia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e tutti i Balcani, Serbia compresa. Come pure l’Austria e il nord-est d’Italia.</p>
<p>Ed occorre ricordare che quando parte il primo missile, poi vengono utilizzate tutte le altre armi disponibili. Qui si sta giocando alla guerra sulla pelle dei popoli. Anzi, siamo più precisi: è ovvio già adesso che, una volta deflagrata, la terza guerra mondiale colpirà il cuore dell’Europa. E sarà atomica e anche l’ultima che vivranno gli europei. Poi i sopravissuti, se ce ne saranno, torneranno a combattere con gli archi e le frecce nella quarta guerra mondale, come già previsto da Albert Einstein.</p>
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		<title>Alla fine l&#8217;Islanda vince</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’OCSE è davvero arrivato vicino a prevedere una recessione per l’Europa se i leader dell’UE non faranno apparire molto velocemente un prestatore di ultima istanza, e non riusciranno in qualche modo a far credere al mondo che il fondo di salvataggio EFSF esista davvero. Anche se il disastro venisse evitato, la previsione di crescita per l’eurozona è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’OCSE è davvero arrivato vicino a prevedere una recessione per l’Europa se i <em>leader</em> dell’UE non faranno apparire molto velocemente un prestatore di ultima istanza, e non riusciranno in qualche modo a far credere al mondo che il fondo di salvataggio <em>EFSF</em> esista davvero.</p>
<p>Anche se il disastro venisse evitato, la previsione di crescita per l’eurozona è terribile. Italia, Portogallo, Grecia avranno tutte una contrazione nel 2012, mentre Spagna, Francia, Paesi Bassi e Germania rimarranno ferme.</p>
<p>La disoccupazione raggiungerà il 18,5 per cento il Grecia, il 22,9 in Spagna, il 14,1 in Irlanda e il 13,8 per cento in Portogallo.</p>
<p>E l’Islanda svetta, con il 2,4 per cento di crescita e la disoccupazione che è scesa al 6,1. Bene, bene.</p>
<p>Ecco i dati dell’OCSE:.</p>
<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/osce.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3401" title="osce" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/osce.jpg" alt="" width="460" height="373" /></a></p>
<p>La politica islandese di drastica svalutazione assieme al controllo dei capitali non è stata il disastro che in tanti avevano diagnosticato. Il suo rifiuto di accettare il fardello delle perdite delle banche private non ha trasformato la nazione in una terra di lebbrosi.</p>
<p>Il paese è riuscito a tenere salda la coesione sociale. Se l’Islanda fosse stata nell’eurozona, sarebbe stata costretta a seguire le stesse politiche reazionarie della &#8220;svalutazione interna&#8221; e della deflazione del debito inflitte oggi alla massa dei disoccupati in tutta l’area soggetta a recessione.</p>
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		<title>L&#8217;Islanda, il primo paese Occidentale a riconoscere lo Stato Palestinese</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nulla è un caso. Martedì scorso il parlamento islandese ha votato a favore del riconoscimento dei Territori Palestinesi come stato indipendente, il primo paese dell&#8217;Europa occidentale a farlo, secondo il Ministro degli Esteri islandese. Simbolicamente, la misura è passata nella giornata annuale dell&#8217;ONU della solidarietà con il popolo palestinese. Il voto prepara la strada per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/palestine_fla-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3397" title="palestine_fla-1" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/palestine_fla-1.jpg" alt="" width="410" height="295" /></a></p>
<p>Nulla è un caso.</p>
<p>Martedì scorso il parlamento islandese ha votato a favore del riconoscimento dei Territori Palestinesi come stato indipendente, il primo paese dell&#8217;Europa occidentale a farlo, secondo il Ministro degli Esteri islandese. Simbolicamente, la misura è passata nella giornata annuale dell&#8217;ONU della solidarietà con il popolo palestinese.</p>
<p>Il voto prepara la strada per il riconoscimento ufficiale da parte della piccola isola dell&#8217;Atlantico del nord, che aveva guidato il riconoscimento dell&#8217;indipendenza dei tre stati baltici dopo il collasso dell&#8217;ex Unione Sovietica nel 1991.</p>
<p>“<em>L&#8217;Islanda è il primo paese europeo occidentale a fare questo passo</em>”, ha affermato il ministro degli esteri islandese Ossur Skarphedinsson all&#8217;emittente nazionale RUV: “<em>Ora ho l&#8217;autorità ufficiale per dichiarare il nostro riconoscimento della Palestina</em>.”</p>
<p>L&#8217;osservatore palestinese all&#8217;ONU Riyad Mansour ha letto un messaggio del presidente dell&#8217;Autorità Palestinese Mahmoud Abbas al quartier generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata per la solidarietà col popolo palestinese. Ha confermato la richiesta dei palestinesi di aderire all&#8217;ONU, dicendo che dovrebbe integrare le negoziazioni di pace, sempre a patto che Israele sia pronta a negoziare in base ai confini del 1967.</p>
<p>Abbas ha affermato che i palestinesi non stanno cercando “<em>di delegittimare Israele</em>” facendo richiesta di unirsi all&#8217;ONU, “<em>ma di delegittimare le sue pratiche di insediamento e l&#8217;assedio dei nostri territori occupati</em>”. Ha aggiunto che le sanzioni loro imposte da Israele per aver guadagnato l&#8217;associazione all&#8217;UNESCO sono “<em>ingiuste</em>” e che Israele non ha alcun diritto di bloccare le loro entrate fiscali e doganali.</p>
<p>La risoluzione del parlamento islandese, che permette il riconoscimento di uno stato palestinese all&#8217;interno dei confini antecedenti alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, è stato approvato da 38 voti in un assemblea di 63 seggi.</p>
<p>“<em>Allo stesso tempo, il parlamento invita gli israeliani ed i palestinesi a cercare un accordo di pace sulla base del diritto internazionale e delle risoluzioni dell&#8217;ONU, il che include il riconoscimento reciproco dello stato di Israele e dello stato di Palestina</em>”, così riporta la risoluzione proposta dal Ministro degli Esteri islandese.</p>
<p>La risoluzione fa inoltre appello ad entrambe le parti al fine di porre fine a qualsiasi tipo di violenza e ha rivendicato il diritto dei rifugiati palestinesi di tornare alle loro case.</p>
<p>Ci si aspetta, tuttavia, che il riconoscimento dell&#8217;Islanda significhi qualcosa di più di un semplice passo simbolico, dal momento che l&#8217;Autorità Palestinese lotta per essere riconosciuta dall&#8217;ONU. Finora, la sua ricerca di un seggio nell&#8217;organismo internazionale è fallita.</p>
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		<title>Povera Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:31:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La crisi del 1929 fu finanziaria. La crisi attuale, iniziata nel 2008, non è soltanto finanziaria. Alla creazione di immense quantità di denaro spazzatura basate sul debito e quindi inesistenti, vanno sommati il cambiamento del clima, che ha sempre più rilevanti aspetti economici, e la scarsità di risorse energetiche. La crisi è quindi una e trina. Finanza, ambiente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/crisi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3394" title="crisi" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/crisi.jpg" alt="" width="480" height="319" /></a></p>
<p>La crisi del 1929 fu finanziaria.</p>
<p>La crisi attuale, iniziata nel 2008, non è soltanto finanziaria. Alla creazione di immense quantità di denaro spazzatura basate sul debito e quindi inesistenti, vanno sommati il cambiamento del clima, che ha sempre più rilevanti aspetti economici, e la scarsità di risorse energetiche. La crisi è quindi una e trina. Finanza, ambiente, energia. E&#8217; la fine di una civiltà (chiamiamola così&#8230;) che non può essere arrestata con i soli strumenti finanziari. E&#8217; necessaria una grande visione politica, non bancaria. Va ripensato tutto. Le basi economiche su cui si regge la nostra società stanno crollando a partire dall&#8217;energia. Il prezzo del petrolio è esploso. Nel 2011 il prezzo medio al barile supererà per la prima volta i 100 dollari su base annua. Il più alto dal 1864, anno in cui infuriava la Guerra di secessione americana. Si prevede che in pochi anni raggiungerà i 150 dollari/barile. La UE è tra le prime aree mondiali per importazione di petrolio. Nel 2011 pagherà 402 miliardi di dollari contro i 280 del 2010. Un aggravio 122 miliardi sulla bilancia dei pagamenti. Questo picco provocherà aumenti su quasi tutti i beni prodotti, anche sull&#8217;agricoltura (dal petrolio derivano i fosfati) e sui trasporti. Viaggiare potrebbe ridiventare un lusso come nell&#8217;Ottocento. Nel 2015 la UE sarà la prima importatrice mondiale di petrolio, un bene destinato ad aumentare per la sua crescente scarsità e per l&#8217;aumento della domanda, ormai bulimica, da parte dei Paesi emergenti come Cina e India. L&#8217;effetto serra e i cambiamenti climatici costano cari. Nel 2010 ci sono stati 950 disastri nel mondo con danni per 130 miliardi di dollari. Le emissioni di Co2 aumentano invece di diminuire e l&#8217;aumento di due gradi dovuto all&#8217;effetto serra è questione di mesi. Mentre i tre nuovi cavalieri dell&#8217;Apocalisse stanno scorrazzando per il pianeta, i Grandi della Terra, così definiti dai pennivendoli, pensano alla crescita. Nel 2035 il numero di automobili nel mondo raddoppierà arrivando a 1,7 miliardi. Verso la catastrofe con ottimismo.</p>
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		<title>Povera Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stiamo scivolando piano piano nel vortice della povertà. Ogni giorno ci sono più poveri, in Italia. &#8220;Per carità non ditelo a mia figlia&#8221;!! Questa è la frase pronunciata lunedì in quel di Treviso da un pensionato che &#8220;preso con un pezzo di formaggio e 2 etti di prosciutto&#8221; nascosti dentro al cappotto, non è riuscito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/povertà.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3390" title="povertà" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/12/povertà.jpg" alt="" width="400" height="320" /></a></p>
<p>Stiamo scivolando piano piano nel vortice della povertà.</p>
<p>Ogni giorno ci sono più poveri, in Italia. &#8220;Per carità non ditelo a mia figlia&#8221;!! Questa è la frase pronunciata lunedì in quel di Treviso da un pensionato che &#8220;preso con un pezzo di formaggio e 2 etti di prosciutto&#8221; nascosti dentro al cappotto, non è riuscito a trattenere le lacrime. Questa mattina un&#8217;altra signora anziana è stata &#8220;accalappiata&#8221; dai guardiani diurni, in borghese, che muniti di carrello semi vuoto scorrazzano per le corsie dei supermercati fingendo di fare la spesa. &#8220;Io e mio marito con la pensione non ce la facciamo proprio&#8221; . Gli agenti della volante hanno ridato il contenuto della borsa al direttore del supermercato che ha deciso di non sporgere denuncia (già che c&#8217;era poteva lasciare anche il contenuto nella mani della vecchina visto e considerato che si trattava di un &#8220;bottino&#8221; pari a 18 Euro). Che schifo! I micro-reati di furto nei supermercati sono aumentati del 210% dal 2009 al 2011, e di norma si tratta sempre di beni di prima necessità. Povera Italia&#8221;.</p>
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		<title>I debiti non vanno pagati, se sono illegittimi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sempre i debiti vanno pagati. Lo hanno dimostrato Ecuador e Islanda, ma anche il Consiglio di Stato e la Provincia di Pisa che blocca i pagamenti alle banche. Ad un debito illegittimo, si può dire di no. E&#8217; uno dei tanti mantra che i cittadini ripetono senza capire davvero che le implicazioni sono anzitutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/11/debiti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3387" title="debiti" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/11/debiti.jpg" alt="" width="348" height="520" /></a></p>
<p>Non sempre i debiti vanno pagati.</p>
<p>Lo hanno dimostrato Ecuador e Islanda, ma anche il Consiglio di Stato e la Provincia di Pisa che blocca i pagamenti alle banche. Ad un debito illegittimo, si può dire di no. E&#8217; uno dei tanti mantra che i cittadini ripetono senza capire davvero che le implicazioni sono anzitutto psicologiche. &#8221;I debiti vanno pagati&#8221;, un po&#8217; come &#8221;Equitalia punisce solo gli evasori&#8221; e &#8221;Mario Monti promette equità&#8221;.</p>
<p>Ma è vero che &#8220;i debiti vanno pagati&#8221;? Oppure è solo un meccanismo di autoconsolazione, che ci aiuta a rassegnarci alla spremitura generale che ci attende? Ripetendo questo mantra, ci siamo messi in fila ordinatamente come le mucche al macello in attesa dell&#8217;inevitabile fine.</p>
<p>Eppure, c&#8217;è chi ha voluto andare fino in fondo alla questione del debito del proprio Paese. Come Rafael Correa, Presidente dell&#8217;Ecuador, che ha istituito una commissione apposita che lo esaminasse fin nei dettagli. Il responsabile della commissione ha dichiarato:</p>
<p>oltre l&#8217;80% del debito corresponde a re-finanziamento e solo il 20% è  destinato a progetti di sviluppo. E&#8217; una violazione alla sovranità e alla dignità. Questo percorso di 30 anni di indebitamento non è servito agli interessi dell&#8217;Ecuador ma solo alle necessità dei paesi creditori; ci sono notevoli indizi di un&#8217;attività fraudulenta che ha convertito il debito in un mostro impagabile.</p>
<p>Oltre all&#8217;Ecuador abbiamo l&#8217;esempio dell&#8217;Islanda, che ha istituito un&#8217;analoga commissione, non ha pagato nessuno e per giunta ha fatto arrestare i banchieri responsabili del disastro.</p>
<p>Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di esempi estremi, esotici, da palme tropicali o paesaggi artici, impraticabili qui da noi. E invece, qualcosa si è già mosso: la provincia di Pisa ha riscontrato che il proprio debito in derivati, contratto con alcune istituzioni bancarie, ha tutte le caratteristiche dell&#8217;illegalità ed ha annullato unilateralmente tutte le operazioni in derivati. E il Consiglio di Stato gli ha dato ragione. Tra le motivazioni, che trovate qui nei dettagli, vediamo che le banche pretendevano di far valere qui lagiurisdizione inglese, e che nei contratti esistevano &#8221;costi impliciti&#8221; di cui l&#8217;ente non era a conoscenza e di cui avrebbe subito l&#8217;aggravio per anni.</p>
<p>Insomma, i debiti si pagano, ma non quando sono stati creati con l&#8217;imbroglio. E questo vale sicuramente per moltissimi enti locali italiani, che stanno affogando in debiti su operazioni incomprensibili e talvolta fraudolente. D&#8217;altronde, nessuno è tenuto ad essere esperto in questioni finanziarie e per questo ci si fida dei consulenti. Se il medico dà una cura sbagliata, la colpa non è del paziente che &#8220;non si è informato prima&#8221;.</p>
<p>Forse il nostro ultragoverno magico dovrebbe istituire una commissione di esperti, super partes (che non abbiano lavorato per Goldman Sachs, per intenderci), allo scopo didissezionare il debito italiano. Probabilmente ne scoprirebbero delle belle.</p>
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		<title>La Cina non è poi tanto vicina</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Cina è vicina, diceva il titolo di un vecchio film. Ma il compagno Huang Nubo no, dall&#8217; Islanda resti lontano: così ha deciso l&#8217; altro ieri il governo islandese, lasciando cadere 148 milioni di euro offerti dal milionario cinese (ed ex funzionario del partito comunista) per l&#8217; acquisto di Grimsstadir à Fjollum, una valle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/11/islanda1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3384" title="islanda" src="http://www.luomolibero.it/wp-content/uploads/2011/11/islanda1.jpg" alt="" width="320" height="278" /></a></p>
<p>La Cina è vicina, diceva il titolo di un vecchio film.</p>
<p>Ma il compagno Huang Nubo no, dall&#8217; Islanda resti lontano: così ha deciso l&#8217; altro ieri il governo islandese, lasciando cadere 148 milioni di euro offerti dal milionario cinese (ed ex funzionario del partito comunista) per l&#8217; acquisto di Grimsstadir à Fjollum, una valle da sogno con tanto di fiume glaciale e aquile marine che si librano fra le nuvole, 300 chilometri quadrati di solitudine selvaggia nell&#8217; Islanda nord-occidentale. Un luogo da «Signore degli Anelli», almeno a giudicare dai filmati di presentazione visibili anche su Internet. Il compagno Huang, con la sua società Zhongkun Group, voleva farne un Eden per vacanze di lusso con aeroporto, albergo di 120 stanze, campi di golf e di equitazione, perfino le mongolfiere. Ma gli hanno detto di no, nonostante la crisi finanziaria che ancora tormenta l&#8217; Islanda e nonostante un buon 60% di islandesi appoggiasse l&#8217; iniziativa almeno nei sondaggi: e così, in poche ore, il caso è diventato politico. Motivazione ufficiale del «no» governativo: in Islanda non si può vendere la terra a una società che abbia la sua sede al di fuori della Eea (Area economica europea) se non per qualche rarissima eccezione (e proprio quell&#8217; eccezione aveva chiesto il milionario). Seconda possibile motivazione, confidata da Huang al quotidiano governativo China Daily : «Ci sono degli standard doppi, le nazioni occidentali incoraggiano con entusiasmo l&#8217; apertura del mercato mentre chiudono le loro porte agli investimenti cinesi». Idea ribadita da un altro imprenditore cinese: «Questo rifiuto dimostra che continua una certa mentalità da Guerra Fredda, che vede l&#8217; investimento fatto da cinesi come una minaccia alla sicurezza nazionale». Insomma, «sembra un film di James Bond &#8211; ha scritto nel suo blog l&#8217; ex ministro danese Uffe Jenssen -. Un miliardario cinese sbuca dal nulla e compra una terra nel Nord&#8230;». Mentre il New York Times ha ironizzato: «C&#8217; è stato un bel miscuglio: molta paura della dominazione comunista, un milionario con l&#8217; anima di un poeta, una spazzolata di James Bond e un sospettino di pericolo giallo&#8230;». L&#8217; Islanda, per decenni base dei cacciabombardieri americani, si trova sulle rotte nordiche per gli Usa, e anche un aeroporto in un valle remota potrebbe essere un buon punto di osservazione per qualche curioso ben organizzato. Quanto al «milionario con l&#8217; anima da poeta», a tempo perso anche alpinista e «dimessosi da alcuni anni da ogni carica nel partito», è davvero un personaggio a casa sua. Il solito China Daily dice che «ha scalato le più alte cime dei 7 continenti (testuale, ndr ), e raggiunto i Poli Nord e Sud, in 20 mesi di spedizioni dal 2008 al 2011». Non solo: «Sulla vetta della montagna più alta al mondo, Qomolangma (conosciuta in Occidente come Everest) ha declamato il suo ultimo poema, che porta lo stesso nome». Meno romantica è la sua società, la Zhongkun Group, di cui sarebbe socio il governo cinese. Al lancio del progetto islandese, i preventivi hanno oscillato fra i 70 e i 148 milioni. Al governo di Reykjavik, appena uscito da una crisi disastrosa, quei soldi avrebbero fatto comodo. E proprio il governo si è spaccato: schierati con il cinese il presidente della Repubblica Olafur Grimsson e il ministro dell&#8217; Economia Arni Pall Arnason; schierati contro, il ministro dell&#8217; Interno Ogmundur Jonasson (che alla fine ha prevalso), e il ministro delle Finanze, Staingrimmur Siguffson: «Non mi eccita vendere la nostra terra&#8230;». Il «no» dell&#8217; altro ieri ha chiuso la battaglia. Il poeta milionario ha detto che riproporrà la sua Disneyland innevata in Svezia, o in Finlandia, o nell&#8217; America (un tempo) capitalista; forse laggiù la «Cina è vicina», e non fa più paura.</p>
<p>Le tappe della crisi: nel 2008 la crisi di liquidità dei mercati internazionali porta l&#8217; Islanda, esposta sui mercati esteri per via di investimenti speculativi delle proprie banche, al crack finanziario: prima di questa data l&#8217; economia islandese era piccola ma ben sviluppata, con un Pil stimato sui 10 miliardi di dollari nel 2005 e un reddito procapite di 52.764 dollari, uno tra i più alti al mondo (sopra, foto Afp , manifestazione di protesta a Reykjavik) Le banche Nel 2009 i tassi d&#8217; interesse della banca centrale volano al 19% e l&#8217; inflazione arriva al 17%. Soltanto un prestito da 10 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale e di altri Paesi salva l&#8217; Islanda dalla bancarotta Il referendum Nel 2009 tramite referendum gli islandesi hanno sentenziato al 93% di non voler pagare il debito delle loro banche. Di conseguenza il governo è stato costretto a dimettersi, è stata scritta una nuova costituzione e la maggioranza degli istituti bancari sono stati nazionalizzati. Arrestati i banchieri colpevoli del disastro.</p>
<p>L.O.</p>
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