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Diciannove corrispondenti stranieri sono stati
invitati in Tibet dalle autorità comuniste di
Pechino. Le intenzioni delle stesse autorità
cinesi erano quelle di tramutare questi
giornalisti nel megafono della verità ufficiale,
della versione dei fatti che il regime vuole
offrire al mondo. Davanti al tempio di Jokhang,
santuario simbolo della fede tibetana, si
scatena l’imprevedibile ed i corrispondenti
stranieri vengono circondati da un gruppo di
giovani monaci che li informano circa la vera
natura di quel luogo di culto, covo temporaneo
di falsi monaci ed agenti del partito. Inoltre,
gli stessi denunciano le menzogne delle guide
cinesi e gridano “Il Tibet non è libero”. La
polizia cinese interviene, strattona i
giornalisti ed arresta i monaci. La loro sorte
sarà la stessa dei mille arrestati dei giorni
scorsi, verranno imprigionati nelle prigioni e
nei Laogai. In Tibet vi sono almeno 24 campi
Laogai dove i Tibetani vengono detenuti,
costretti al lavoro forzato e spesso uccisi.
Drapchi, Chushur, Bomi/Powo, la prigione di
Lhasa e Shengyebo sono alcuni tra i tanti Laogai
stracolmi di patrioti tibetani.
Sono ancora fresche nelle nostre menti le foto
del massacro al Monastero di Kirti nella
provincia tibetana di Amdo, che attualmente fa
parte della provincia cinese del Sichuan.
Martedì scorso, 24 marzo, un altro giovane
monaco di diciotto anni, Kunga, è stato ucciso a
Drango dalla polizia comunista. E la
persecuzione continua; ieri, 28 marzo alle
12,00, ora locale di Pechino, in Ngaba, la
polizia comunista ha arrestato cento monaci dopo
aver fatto irruzione nel loro monastero.
Secondo il governo tibetano in esilio, i morti
accertati ed identificati nelle rivolte in Tibet
e nelle regioni limitrofe di Gansu, Sichuan e
Qinghai sono ora almeno 140.
E’ per loro che noi dobbiamo adoperarci ed
agire. Non possono essere morti invano.
I Giochi Olimpici, simbolo di pace e solidarietà
fra gli uomini, non dovrebbero avere luogo in
Cina. Sono stati gli interessi finanziari delle
multinazionali e del regime comunista cinese a
permettere questo paradosso. Il regime cinese
non ha mantenuto nessuna delle sue promesse
riguardo al miglioramento dei diritti umani nel
paese asiatico. I Laogai, le migliaia di
esecuzioni capitali con relative vendite degli
organi umani, le centinaia di migliaia di aborti
forzati e sterelizzazioni, la persecuzione di
tutte le chiese e dei dissidenti sono alcune
delle violazioni dei diritti umani perpretate
dal regime comunista cinese e di cui i mass
media parlano poco per non disturbare i commerci
internazionali.
E’ solamente grazie all’insurrezione tibetana ed
al sacrificio dei giovani e monaci martiri che
se ne parla, sempre in maniera esigua, oggi.
Purtroppo, viviamo oggi in un mondo dove gli
interessi finanziari ed economici sembrano
predominanti. E’ veramente promettente osservare
che esistono ancora persone che attribuiscono
priorità a valori morali ed etici. Infatti,
numerose sono le personalità che si sono
espresse in maniera critica verso le Olimpiadi a
Pechino. Fra queste il Principe Carlo
d'Inghilterra, Spielberg, Mennea, Richard Gere,
Ivana Spagna, Andrea Mingardi, Paul McCartney,
Uma Thurman, Mia Farrow e Bernard Henry Levy.
In questi giorni sta anche aumentando la lista
dei politici che hanno deciso di non partecipare
alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi : il
premier polacco Donald Tusk, i presidenti ceco
ed estone Vaclav Klaus e Toomas Hendrik Ilves,
il vice Premier Belga Didier Reynders, il
cancelliere tedesco Merkel, il ministro degli
esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier e
Hans-Gert Poettering, presidente del parlamento
europeo, che ha giustamente invitato a Bruxelles
il Dalai Lama e lanciato un appello ai leader
europei perchè boicottino l’apertura dei giochi.
Allo stesso tempo molti sono gli ipocriti che
cercano scuse ed alibi per far tacere la loro
coscienza. Primi fra tutti il Presidente Bush,
che, tuttavia, ha almeno avuto il coraggio di
incontrare il Dalai Lama, il Comitato Olimpico
Internazionale, il nostro governo ed il premier
Gordon Brown che, per far piacere ai grandi
sponsors olimpici, si comportano come se nulla
stesse accadendo.
Ho fede nella natura umana, che è espressione
divina, e sono certo che il numero dei politici
che non parteciperanno alla cerimonia di
apertura delle Olimpiadi aumenterà. Sono anche
certo che i Tibetani non si arrenderanno; la
loro battaglia per la libertà e la giustizia
sociale è la stessa battaglia dei popoli della
terra contro le multinazionali e le èlites
finanziarie che spadroneggiano oggi nel mondo.
Negli anni novanta ho avuto l’onore di conoscere
alcuni superstiti dei Fratelli della Foresta, i
partigiani Lituani, traditi dall’occidente, che
combatterono fino agli inizi degli anni
cinquanta contro i comunisti sovietici. Nei loro
occhi ho potuto osservare che, anche se
debellati militarmente, non si sono mai sentiti
realmente sconfitti. Dopo meno di quarant’anni
conquistarono la libertà. La stessa
determinazione l‘ho riscontrata fra i miei amici
Tibetani.
E’ solo questione di tempo, il Tibet sarà
libero, come il mondo sarà libero da questa
ciurmaglia di voltagabbana ed ipocriti capital
comunisti.
Non andare all cerimonia d’apertura delle
Olimpiadi è il minimo da fare... Lo dobbiamo a
tutti quei martiri tibetani che non possono piu’
parlare !
Toni Brandi |