Kosovo

RELAZIONE ILLUSTRATIVA DEL PROGETTO

Collaborazione tra le associazioni e gli enti:

-       Associazione “l’Uomo Libero” onlus (Arco, Italia)
-       Comunità Giovanile (Busto Arsizio, Italia)
-       Primary School “R. Tasic” (Osojane, Kosovo)
-       Health Center Gnjilane (Kosovska Kamenica, Kosovo)
-       Ministero per Kosovo e Metohija (Belgrado, Serbia)
-       Ambasciata della Repubblica Serba in Italia (Roma, Italia)

unitamente agli abitanti dei villaggi interessati.



DESCRIZIONE GENERALE DEL PROGETTO

Sintesi

Il progetto “ACCENDIAMO LA SPERANZA” nasce con l’obiettivo di portare sostegno e aiuto concreto alle minoranze del Kosovo al fine di poter esercitare pienamente i loro diritti umani (in particolare in questo progetto alla salute e all’educazione), diritti di minoranza e diritti socio economici; al fine di poter interagire con le stesse istituzioni del Kosovo, evitando così di rimanere ai margini della società[1].

Le minoranze non-albanesi vivono, dalla fine del conflitto, in uno stato di insicurezza costante; la situazione rimane “fragile”[2] e tutt’altro che pacificata: sono presenti forti tensioni sociali di stampo etnico che sfociano, quasi quotidianamente, in atti di violenza, soprusi ed ingiustizie[3].

La situazione economica inoltre, difficile per tutti, ha incoraggiato alcuni albanesi ad approfittare in maniera illegale delle “circostanze politiche vantaggiose”[4] a scapito della minoranza serba, della quale usurpano le abitazioni e le terre. I tentativi di ripristino della legalità – sostenuti anche dalla missione EULEX Kosovo[5] – si sono risolti fino a oggi in una bolla di sapone, giacché in seguito a evidenti pressioni, le sentenze non sono rispettate.

Gli accordi tra l’UNMIK e il Consiglio d’Europa sulle disposizioni tecniche relative alla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, e la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, continuano a servire come quadro per le attività dei meccanismi di controllo rilevante e in considerazione del protrarsi di tali situazioni di disagio, dal 6 al 15 giugno 2010, in collaborazione con l’EULEX, l’UNMIK ha facilitato la seconda visita di controllo per il Kosovo del Consiglio d’Europa, Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti[6].

Altri aspetti importanti, che svilupperemo meglio in seguito, sono rappresentati dal rifiuto degli albanesi di accettare il ritorno della minoranza serba nelle proprie case e il protrarsi degli atti di vandalismo a danno dei siti culturali e religiosi serbi[7].

Il progetto “ACCENDIAMO LA SPERANZA” si inserisce in questo contesto delicato con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di alcune enclavi (Osojane, Zac, Silovo e Zupce) per quanto concerne la fornitura di energia elettrica; beni di prima necessità (abbigliamento e alimentari); strumenti e attrezzi per l’agricoltura; materiale medico; veicoli adatti al trasporto di persone (scuolabus e degenti). Inoltre si pone l’obiettivo di fornire le risorse per l’inizio di progetti di sviluppo economico a sfondo agricolo, indirizzati a creare l’autosufficienza alimentare ed economica delle famiglie delle enclavi.

Attori

Il progetto “ACCENDIAMO LA SPERANZA” è sostenuto da una pluralità di associazioni ed enti. Capocordata è l’Associazione di Intervento Sociale e Culturale “l’Uomo Libero”onlus di Arco (TN), iscritta fin dal 1993 nell’apposito albo delle associazioni di volontariato istituito dalla L.P. n.° 8 del febbraio 1992 “valorizzazione e riconoscimento del volontariato sociale”.

Sostenibilità economica e controllo

La sostenibilità economica è garantita dagli aiuti di alcuni enti pubblici, dalle donazioni dei soci delle associazioni proponenti e dai ricavi di eventi e iniziative appositamente realizzate allo scopo.

Il controllo nella raccolta dei fondi, nel loro corretto utilizzo, nel prosieguo del progetto ante e post realizzazione degli obiettivi proposti è a carico della capocordata, l’associazione “l’Uomo Libero” onlus.




DESCRIZIONE AMBIENTALE

La situazione politica ed economica

A dieci anni dall’aggressione NATO alla Serbia e a due dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo la situazione non è assolutamente pacificata o normalizzata: violenza, traffici illeciti, soprusi e illegalità; costituiscono la spina dorsale del norcoente albanese.

La situazione generale è inoltre adombrata dai recenti rapporti del Consiglio d’Europa, primo fra tutti quello di Dick Marty, nel cui documento si accusano i leader di etnia albanese dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) di essersi resi responsabili di un traffico di organi umani alla fine degli anni Novanta. Marty considera l’attuale primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci – il serpente –, un vero e proprio boss della criminalità organizzata. L’accusa di un traffico di organi espiantati a prigionieri di guerra serbi era inoltre stata lanciata nel 2008 da un’altra ticinese, Carla Del Ponte, ex procuratrice del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, nel suo libro “Io e i criminali di guerra”.

Dopo la diffusione del rapporto del parlamentare svizzero, un altro documento, messo a punto da Jean Charles Gardetto del Principato di Monaco, anch’egli relatore del Consiglio d’Europa, definisce la situazione in Kosovo allarmante e denuncia in particolare l’uccisione di testimoni. «Non esiste alcuna legge a protezione dei testimoni, che vengono uccisi, picchiati e minacciati. I testimoni non vivono in condizioni di sicurezza», ha detto Gardetto in un’intervista[8]. Nel suo rapporto, intitolato ‘La protezione dei testimoni pietra miliare per la giustizia e la riconciliazione nei Balcani’, Gardetto sostiene che i nomi dei testimoni sotto protezione vengono resi pubblici dai media locali, e che testimoni potenziali rifiutano di fare rivelazioni temendo di essere considerati dei traditori.
Il parlamentare del Principato di Monaco sostiene al tempo stesso che il Kosovo, senza l’appoggio della comunità internazionale, non è in grado di garantire alcuna protezione ai testimoni a rischio, dal momento che la polizia kosovara non ha per questo le necessarie capacità[9].

Le recenti elezioni (12 dicembre 2010) sono state, come se non bastasse, oggetto di pesanti brogli, tanto che in diverse municipalità sono state re-indette. Anche queste nuove consultazioni però, a detta di Ulrike Lunacek, relatore per il Kosovo al Parlamento europeo, sono state manipolate[10]. Secondo il relatore, inoltre, gli europarlamentari che hanno monitorato il voto hanno giudicato le elezioni in Kosovo illegittime, non conformi agli standard internazionali e dannose per la democrazia del Kosovo e la sua immagine[11].

Il Pil sommerso del Paese è quasi esclusivamente generato dal traffico di stupefacenti, tanto da battezzare la regione come la “Colombia nel cuore dell’Europa”[12]. I guerriglieri del non disciolto Uck (supportato dai servizi segreti occidentali prima e durante la guerra contro la Jugoslavia di Milosevic del 1999), sono legati a più di un filo con i mafiosi locali, e trarrebbero i loro guadagni dal fondo La Patria Chiama, una sorta di donazione-estorsione ai danni dei kosovari che vivono nell’Europa Occidentale, ma metà dei loro guadagni proviene dal traffico di stupefacenti, soprattutto eroina. Ogni mese 5 tonnellate di eroina afghana vengono trattate dai clan kosovari, circa il doppio di quella che era all’inizio della guerra della Nato. La rotta è quella dei Balcani, la stessa che viene usata per il traffico di clandestini e di sigarette. L’eroina viene dal Caucaso o dalla Turchia, la cocaina dalla Grecia o dalla Bulgaria, la marijuana dal sud dell’Albania. Attraverso la Macedonia, i carichi passano il confine, finiscono nei laboratori dei mafiosi kosovari e prendono la via dell’Italia attraverso il porto di Durazzo, e del nord Europa attraverso la costa dalmata. Con questi narcodollari l’Uck ha acquistato armi sofisticatissime, e sono state distribuite tra le varie brigate, ognuna delle quali fa capo ad un determinato clan mafioso. Ma l’Uck farebbe tutto questo per un piano ben preciso: destabilizzare i Balcani e imporre il suo controllo sull’Europa anche attraverso l’immigrazione. I kosovari sono infatti avvantaggiati rispetto ad altre etnie, dato che hanno lo status di rifugiati politici. Xavier Rauffer, docente di criminologia a Parigi, intervistato dal settimanale Panorama ha lanciato l’allarme sul fatto che i soldati della Kfor di stanza in Kosovo non possono intervenire contro i mafiosi, di come l’Italia abbia leggi troppo tolleranti in materia di immigrazione[13].

Il ritorno dei profughi

Nel 2010 in Kosovo sono tornati soltanto 610 profughi, ossia il 9% del numero che e’ stato registrato nell’anno 2009[14]. Alla settima conferenza annuale dell’Unione dei profughi il Ministro per il Kosovo Branislav Ristic ha sottolineato che il numero degli sfollati che torna in Kosovo è in costante diminuzione. Esso rispecchia la situazione sul terreno: dal 1999 sono stati registrati più di settemila attacchi contro i serbi. Mille serbi sono stati uccisi e ottocentoquarantuno sono stati sequestrati e rapiti. Il problema più grave nel processo del ritorno dei profughi in Kosovo è l’assicurazione di un ritorno sostenibile, perchè in molti casi i profughi non sono in grado di guadagnare per la vita, vivono dell’aiuto sociale ed umanitario e sono abbandonati a se stessi.

Le proprietà di molti cittadini serbi sono inoltre in mano a terroristi dell’UCK e le iniziative per il ripristino della legalità e la restituzione dei beni ai legittimi proprietari sono fino ad oggi state inutili in seguito alla forte e generica situazione di sopruso e minaccia da parte dei terroristi stessi nei confronti delle autorità[15].

Il progetto “Accendiamo la Speranza” è sviluppato anche nella direzione di restituire dignità tramite il lavoro e l’autosufficienza economica ai profughi di ritorno nelle loro terre.

La mancanza di energia

In seguito all’autoproclamazione di indipendenza del Kosovo la rete elettrica del Kosovo è passata dall’ente serbo preposto al servizio del neofondato ente kosovaro e ciò ha provocato e provoca tutt’oggi una irregolarità nel servizio di distribuzione, soprattutto nel confronto delle minoranze, che si vedono così privare di un elemento fondamentale per la conduzione di una vita “normale”. Le irregolarità nel servizio sono dovute sia a incompetenza tecnica nella produzione e distribuzione dell’energia (tutti i tecnici e i quadri di medio livello erano serbi); sia alla volontà di sopruso verso le minoranze non-albanesi già descritta nella sintesi introduttiva. Tale incompetenza, unita a una chiara provocazione e alla mancanza di volontà di pacificazione, ha portato, da ottobre 2009, a far si che l’Ente serbo per l’energia elettrica sia l’unico ente energetico presente nelle municipalità del nord, al quale gli utenti albanesi non pagano l’elettricità consumata[16].

Il Kosovo quindi soffre di una cronica mancanza di energia[17]. Il governo ha puntato tutte le sue carte sul controverso progetto “Kosova C”, una centrale a carbone che non vedrà la luce prima del 2015. Quello che manca, però, sono un ampio dibattito pubblico e una chiara strategia di sviluppo del settore. Le due centrali a carbone oggi attive, “Kosova A” e “Kosova B”, hanno inghiottito in questi anni milioni di euro di investimenti, che si sono rivelati però incapaci di garantire il necessario rinnovamento di infrastrutture oramai arretrate. Risultato: i cittadini devono affrontare, senza possibilità di scampo, i problemi provocanti dai frequenti black-out provocati dal razionamento delle risorse messo in atto dalla KEK (Kosovo Energy Corporation), l’azienda energetica pubblica. Black out improvvisi e imprevedibili, nonostante un fantomatico schema basato sul livello di pagamento delle bollette arretrate[18].

La KEK, come impresa pubblica, sta inoltre lottando per rendersi economicamente sostenibile, obiettivo reso difficile dalla difficoltà di obbligare gli utenti a pagare le bollette. Kosovo ed Albania rappresentano le uniche realtà della regione balcanica ancora incapaci di affrontare decisamente il problema. Dati ufficiali mostrano che la KEK riesce a raccogliere solo il 30% circa del valore dell’energia erogato, il resto viene perso in bollette evase, perdite della rete e connessioni illegali alla stessa[19].  Tant’è che l’isituto GAP, un think tank con sede a Pristina, ha raccomandato per voce del suo direttore, Shpend Ahmeti, la creazione di unità di “polizia energetica”.

La situazione del Paese è in generale fosca – basti ricordare l’arresto, poche settimane fa, di Hashim Raxhepi, Governatore della Banca Centrale del Kosovo con l’accusa di corruzione, evasione fiscale e riciclaggio di danaro sporco – e,  come se non bastasse, anche gli organismi internazionali coinvolti nella ricerca di giustizia sono coinvolti in tristi inchieste che gettano ombre sinistre sul lavoro fino ad oggi svolto (Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia ha aperto un inchiesta nei confronti di Carla Del Ponte, ex procuratrice generale, per aver esercitato pressioni e intimidazioni nei confronti dei testimoni[20]).

In questo frangente anche il settore energetico non né è uscito indenne: il direttore per conto del’UNMIK della centrale elettrica kosovara KEK, Jo Trutschler, fu infatti arrestato per aver sottratto alle casse dell’amministrazione internazionale milioni di euro, messi a disposizione da donatori internazionali per la ristrutturazione del sistema energetico kosovaro[21].

Al momento quindi i due impianti della centrale termoelettrica “Kosova B” stanno producendo fino a 267MWh di energia elettrica e una turbina della “Kosova A” produce da 120 a 140 MWh di energia elettrica[22]. Il Kosovo attualmente compra il 40% dell’energia elettrica dalla Serbia e la restante parte dalla Macedona, dal Montenegro e infine dall’Albania[23]. Considerando però che la Macedonia e Grecia attraversano spesso periodi di mancanza di energia, la Serbia e la Bulgaria rappresentano le vere fonti di rifornimento, inoltre il territorio serbo è l’unico passaggio le strade dell’energia. Il Kosovo è legato alla Serbia non tanto dal punto di vista politico, chiaramente, quanto da quello energetico, commerciale e del trasporto.

Il delicato problema della fornitura di energia elettrica è stato di recente affrontato anche dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel recente Rapporto Trimestrale sul Kosovo “Consultazioni operative tra Kosovo Energy Corporation e l’Eletric Power Industry of Serbia sono in corso al fine di trovare una soddisfacente soluzione a lungo termine, in assenza della quale la possibilità per l’instabilità rimane” viene riportato nel testo[24].

Il governo del Kosovo ha approvato proprio nelle settimane scorse il disegno del progetto per la centrale termoelettrica Nuovo Kosovo, “Kosovo e Re”[25]. Il progetto entra quindi nella sua fase finale, che porterà la realizzazione della grande centrale che dovrebbe far fronte al fabbisogno energetico del Kosovo. La realizzazione è però prevista solamente nei prossimi cinque anni.

In considerazione di questo scenario e delle tensioni etniche ancora presenti è naturale e consequenziale che le maggiori sofferenze e disagi dei continui black out ricada sulle minoranze non-albanesi, in particolare quella serba. Il progetto “ACCENDIAMO LA SPERANZA” verte quindi al ripristino della normalità nella vita di tutti i giorni, a partire dalle scuole di Osojane e Zupec, ma anche e soprattutto nelle esigenze medico-sanitarie delle comunità  che usufruisco dell’ospedale di Silovo, per le quali la corrente elettrica è evidentemente necessario abbia carattere continuo e stabile.




DESCRIZIONE DEL BISOGNO

L’iniziativa rientra in un progetto vasto e articolato nato dalla collaborazione tra le associazioni l’Uomo Libero, Comunità giovanile e la scuola primaria e la comunità di Osojane, l’ospedale di Silovo, la comunità di Zac e la scuola di Zupce.

Il progetto ha ricevuto il sostegno del Ministero per Kosovo e Metohija e dell’Ambasciata della Repubblica Serba in Italia.

Dove si realizza il progetto?

Il progetto si realizza all’interno di enclavi serbe in Kosovo, precisamente a Osojane, Silovo e Zupce.

Genesi del progetto

Le trasferte effettuate nel corso degli ultimi vent’anni dai volontari dell’associazione capocordata del progetto, l’Uomo Libero onlus, in Croazia, Bosnia, Serbia e Kosovo, hanno permesso, oltre al continuo monitoraggio della situazione, anche di individuare le priorità nella realizzazione di alcuni progetti di solidarietà. Le trasferte in questo senso si sono rivelate molto importanti permettendo di consolidare un sempre costruttivo confronto con i diversi enti operanti nel luogo e con i responsabili delle comunità. Gli incontri con questi e con la popolazione locale hanno permesso di raccogliere le numerose richieste di aiuto e di individuare nello stesso tempo le priorità per predisporre e pianificare la realizzazione dei progetti.

In seguito a tutte le trasferte; agli incontri con i responsabili delle comunità, con i dottori e direttori delle scuole; alle rappresentanze religiose e alla gente comune; in seguito inoltre al confronto con operatori in missione in Kosovo per conto di organismi internazionali e ad alcuni degli enti preposti a operare in quelle terre; in seguito all’approfondimento sui testi, documenti e studi realizzati da ONU, Nazione Unite, Unione Europea e organismi umanitari internazionali (tra i quali Human Rights Watch, Medici senza Frontiere, Helsinki Commitee for Human Rights in Serbia, Nexus, ecc.); dopo ulteriori incontri di approfondimento e di conoscenza reciproca con Mr. Zoran Grkovic, direttore della scuola primaria, e con Mrs. Dr. Jelica Kremarevic, direttrice del centro ospedaliero, e con numerosi altri enti, personalità e gente comune sono state quindi individuate le comunità di Osojane, Silovo e Zupce per una molteplicità di ragioni, tra le quali:

  • la situazione particolarmente difficile in cui le scuole dei due paesi e l’ospedale di Silovo si trovano ad operare;
  • l’effettiva possibilità, in considerazione delle forze e delle risorse delle associazioni impegnate in questo progetto, di essere realmente utili in maniera importante;
  • la relativa facilità nel controllo pre e post azione di solidarietà e della continuità nel tempo;
  • la vicinanza a organismi internazionali di lingua italiana operanti in zona (Nato KFOR, Villaggio Italia e Carabinieri).

Quale situazione di bisogno affronta?

La situazione comune a tutte le realtà è la continua mancanza di energia che impedisce di fatto una vita serena. Le scuole di Osojane e Zupce necessitano in genere di materiale didattico, attrezzature sportive, multimediali e informatiche. Osojane inoltre necessità, in considerazione dell’estensione dell’area coperta dalla scuola, di uno scuolabus che sarebbe utilizzato anche dalla municipalità per il trasporto delle persone in maniera gratuita ma soprattutto in sicurezza.

L’ospedale di Silovo necessità di attrezzature mediche per poter diagnosticare per tempo i mali più gravi (i casi di cancro sono cresciuti esponenzialmente in a seguito dei bombardamenti indiscriminati all’uranio impoverito); di medicine e di un nuovo mezzo per il trasporto dei degenti e per le urgenze (quello attuale ha due milioni di chilometri).


ASSOCIAZIONE CAPOCORDATA

Esperienza

L’associazione “l’Uomo Libero” ha maturato esperienze nelle terre della ex-Jugoslavia fin dal 1991 e, da allora, ha sempre mantenuto vivi i contatti con le varie realtà alle quali ha apportato – grazie anche all’aiuto di enti regionali e provinciali italiani – il proprio modesto contributo.

L’azione recente più importante in queste terre risale al 2001 quando, proprio grazie a un progetto finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento, sono state donate delle attrezzature medico-specialistiche all’Ospedale Speciale per la paralisi cerebrale e lo sviluppo della neurologia infantile di Belgrado. Da allora l’attenzione della nostra associazione si è rivolta ad altri Paesi e continenti ma prestando sempre attenzione agli sviluppi della situazione politico-economica dei Balcani, soprattutto in merito al rispetto delle minoranze e dei diritti di libertà, alla difesa dei quali la nostra associazione è da sempre votata.

Curriculum Vitae

Le prime iniziative degne di nota risalgono al 1990, con i viaggi nell’est europeo. Dopo la caduta del Muro di Berlino era tanta la voglia di conoscere le realtà di quella parte d’Europa “nascosta”, sino allora, dietro la cosiddetta cortina di ferro. Ecco allora i viaggi in Romania, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia e soprattutto in Lituania dove la popolazione combatteva ancora nelle strade contro le truppe speciali dell’Armata Rossa sovietica.

La guerra civile nell’ex Jugoslavia ha determinato la svolta nell’associazione impegnandola totalmente nei confronti delle popolazioni colpite. Durante tutto il conflitto l’Uomo Libero ha sostenuto ben trentotto viaggi per trasportare aiuti umanitari, raccolti principalmente nel basso Trentino, attraverso un’iniziativa che ha coinvolto oltre un centinaio di scuole d’ogni ordine e grado, denominata: Operazione scatoletta. L’iniziativa, supportata da numerose realtà della società civile e appoggiata da una interessantissima mostra fotografica e una videocassetta realizzata appositamente, ha permesso la raccolta di oltre 2.800 quintali di viveri, medicinali e generi di conforto. Le località di destinazione hanno seguito il corso degli avvenimenti, intervenendo laddove vi era urgenza. Ciò ha consentito di conoscere profondamente le esigenze delle popolazioni vittime della guerra e instaurare rapporti di stima e collaborazione con molte realtà: in particolare quella di Vitez, nella Bosnia centrale. Da allora (era il dicembre 1991) l’Uomo Libero segue con attenzione la realtà balcanica intervenendo con iniziative specifiche in Croazia, in Bosnia, in Serbia, in Romania. Nel corso del 1996 l’associazione ha realizzato, con l’aiuto della Regione Autonoma Trentino Alto Adige la ricostruzione di una grande palestra e relativi locali di servizio per la scuola elementare di Vitez. L’impegno sostenuto ha consentito fondamentali attività di recupero fisico e psichico per ben 1.200 bambini. Sempre nel 1996, è stato difeso il diritto alla vita per Snjesana, bambina croato‐bosniaca di due anni, trapiantata con successo nella prima clinica chirurgica dell’ospedale di Padova. La conoscenza profonda della realtà balcanica ha consentito altresì di realizzare un progetto di adozioni a distanza che ha aiutato, e ha creato legami tutt’ora saldi, 138 bambini in Bosnia Centrale. Ciò è stato reso possibile grazie alla valida collaborazione delle autorità locali, dei Francescani del Pane di Sant’Antonio e dell’Associazione delle vedove di Vitez.

Negli anni successivi grazie al rapporto istituzionale con Regione e Provincia di Trento, con la collaborazione dell’Associazione “Papa Giovanni XXIII” e il fondamentale aiuto dei soci, si sono sviluppati e conclusi progetti di solidarietà in Bolivia (realizzazione e sviluppo di laboratori artigianali presso il centro San Vincenzo do La Paz); in Cile (iniziative di sostegno a favore dei gruppi più emarginati della società cilena) e in Ecuador (progetto Quito Sud).

Dal 1999 al 2001 l’Uomo Libero è intervenuta (raro esempio in Europa) anche nella Serbia bombardata a favore dell’Ospedale speciale per la paralisi cerebrale e per lo sviluppo della neurologia infantile di Belgrado, danneggiato dai bombardamenti Nato, donando un pullman e attrezzature/apparecchiature medico – sanitarie (progetti resi possibili anche grazie all’intervento e al sostegno della Provincia Autonoma di Trento). L’associazione è stata impegnata nella raccolta di fondi anche tramite l’organizzazione di eventi sportivi di portata internazionale. Esempio fra tutti, il “Triangolare Internazionale di Calcio” Trentino Cup che ha visto partecipare importanti squadre europee quali: Hellas Verona A.C. Salonicco F.C. Obilic (vincitrice del campionato serbo 1998/99), svoltosi allo Stadio Briamasco di Trento il 29 luglio 2000.

Oltre all’impegno umanitario il sodalizio, in collaborazione anche con altre realtà associative ha continuato la propria attività culturale e di sensibilizzazione sociale in particolare sulle condizioni dei popoli oppressi. Sosteniamo inoltre l’attività dell’Associazione internazionale Rainbow alla quale abbiamo aderito nel contesto dell’iniziativa “Le città europee contro la droga”.

Negli ultimi anni le energie dell’associazione si sono rivolte quasi esclusivamente alle iniziative umanitarie e, oltre al completamento e al mantenimento dei progetti sopra presentati, è stato costruito un Centro per l’Infanzia di 900 mq. nel campo profughi tibetano di Bhandhara, nell’ambito del progetto co-finanziato dalla Regione Trentino-Alto Adige “La Montagna Violata”; iniziativa che ha visto l’organizzazione di molteplici iniziative collaterali, tra cui la più importante: la premiazione e partecipazione del Dalai Lama al Premio Internazionale di Solidarietà Alpina in occasione del trentennale che si è tenuto a Pinzolo nel giugno 2001.

Dal 2002 al 2006 l’associazione si è impegnata nel progetto Evita, progetto di solidarietà con il popolo argentino, in collaborazione con la fondazione Nuestra Famiglia di Buenos Aires. L’intervento si è concretato in diversi micro-progetti: la realizzazione e costruzione di una casa per ragazze madri; un club dei nonni; un poliambulatorio medico/dentistico e il sostegno del catamarano Social y Sanitario in servizio sulla foce del Rio Plata; oltre all’organizzazione di diversi e importanti eventi collaterali di sensibilizzazione e raccolta fondi, tra cui la sfilata d’alta moda e serata argentina al Teatro del Verme a Milano e a Roma la cena di beneficenza con importanti personalità del mondo sportivo di origine argentina e il Ministro alle Politiche Agricole.

Dal 2007 è in corso il progetto Terra e Identità, a favore del popolo Karen, in Birmania orientale, sostenuto con il fondamentale contributo della Regione Trentino Alto Adige. Un popolo che da sessant’anni resiste al tentativo di genocidio da parte del regime di Rangoon. Il progetto ha già permesso la realizzazione di due villaggi, di una scuola e di una clinica. Nel corso del prossimo anno il progetto sarà ulteriormente implementato con il sostegno nella creazione di attività economiche indipendenti.

Nel 2010 sono attivati altri due progetti: in Crimea, a sostegno della minoranza italiana di Kerch; e in Eritrea, in collaborazione con la Comunità Cistercense di Wara e con l’obiettivo finale della costruzione di una scuola primaria multi confessionale.

L’associazione l’Uomo Libero conta oggi più di 250 soci, la maggior parte dei quali residenti in Provincia di Trento.

Il responsabile del presente progetto è il dr. Fabio Franceschini, residente a Riva del Garda (335.7022607), coadiuvato dal Presidente dell’Associazione, signor Valter Pilo, residente ad Arco.



PARTNER LOCALE

Oltre alla collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Serba in Italia e al sostegno del Ministero per Kosovo e Metohija di Belgrado, il presente progetto poggia sulla collaborazione diretta con gli enti il cui progetto stesso è finalizzato e cioè:

Scuola Primaria di Osojane

nella persona del Direttore, Mr. Zoran Grkovi, e del sindaco, signor Dragoljub Repanovic

La Scuola Primaria di Osojane fu fondata nel 1976. Durante il conflitto, nel 1999, la scuola fu completamente devastata e distrutta. Nel 2002 le lezioni ripresero, iniziando a lavorare in un container, con soli 6 bambini. Nel 2003 la ricostruzione della scuola fu completata grazie all’intervento dell’Agenzia Europea per la Ricostruzione e al Governo di Belgrado.

Osojane è un villaggio all’interno della municipalità di Istok,  e rappresenta il primo villaggio nella fase di rientro in Kosovo dei profughi scappati negli anni scorsi. Nel 2001 circa furono 50 circa i nuclei famigliari che fecero ritorno, portando a circa 500 gli abitanti dell’enclave.

Oggi i bambini sono 44, dal primo grado all’ottavo. Nella scuola ci sono 16 insegnanti e altri 35 dipendenti. Nel pomeriggio, la scuola è utilizzata come scuola secondaria, come sede distaccata della scuola di Gorazdevac. Nella scuola è presente inoltre un kindergarten con 10 bambini.

La scuola fornisce l’educazione a serbi e altre minoranze non-albanesi.

La scuola rappresenta l’unica istituzione educativa della comunità di Istok.

Ospedale di Gnjilane

nella persona della Direttrice, Mrs. Dr. Jelica Kremarevic

Kosovska Kamenica si trova nella parte orientale della provincia. La città è multietnica, con 1100-forte popolazione serba, circondato da circa 30.000 albanesi del Kosovo. Vi Ë una struttura sanitaria che serve alcune migliaia di persone dalla città e dai villaggi nelle sue vicinanze. Il grazioso centro è ben attrezzato, considerata la media in Kosovo e Metohija, tra cui sterilizzatore attrezzature mediche, i dispositivi ultra-suoni, di laboratorio, dentista macchina e la macchina a raggi X.

Il centro fu fondato nel 1950. Dopo il 1999 il Centro fu rilocato e trasferito nel villaggio di Silovo, nel Kosovo centrale.

Il centro è l’unico presente in questa parte del Kosovo, fornisce servizi generali, tre centri specializzati in cardiologia e 18 ambulanze.

Il centro fornisce assistenza primaria e secondaria a serbi e altre minoranze non-albanesi.

Nel 2009 il centro ha fornito servizi a 279.896 persone. Gli impiegati sono 444, includendo specialisti, dottori, infermieri e staff amministrativo.

Il Centro rappresenta l’unica istituzione sanitaria nella regione

In entrambe le situazioni la mancanza cronica di energia elettrica rappresenta un problema notevole che aumenta la già dura vita delle minoranze non-albanesi in Kosovo e Metohija. I black-out prolungati nelle enclavi hanno un ruolo fondamentale nel diminuire la qualità della vita, per effetto di processi di preparazione e conservazione degli alimenti; condizione la funzione delle pompe di approvvigionamento idrico che operano su energia elettrica, effetti negativi sulla conservazione del vitale farmaci in depositi fresco; pregiudicarne le condizioni igieniche generali, e inoltre rendono difficile per gli sforzi nella prevenzione delle malattie trasmesse da acqua sporca e / o delle mani, ecc.

La mancanza di alimentazione influisce sulla quantità di tempo una volta che possono trascorrere case di riscaldamento, la lettura, lo studio, la cucina, in generale, colpisce tutti i ceti sociali. Soprattutto, colpisce la sicurezza di persone durante il buio e la notte.

Gli scorsi inverni (2009 e 2010) entrambi questi villaggi hanno sofferto di mancanza di corrente per periodi prolungati.



FASI DEL PROGETTO

I fase

obiettivi specifici

  • aumentare la qualità socio/sanitaria dell’area interessata dall’ospedale
  • garantire la continuità e consolidare l’offerta educativa della scuola di Osojane
  • aumentare il grado di sicurezza e vivibilità dei due villaggi

attività previste

  • acquisto di due generatori da 20kVa per garantire l’autosufficienza energetica delle due strutture e la continuità del servizio sanitario ed educativo
  • formazione di due persone per struttura (selezionate dall’ospedale e dalla scuola) per l’alfabetizzazione di base nell’utilizzo dei due generatori

risultati attesi

  • consolidamento e costanza nell’offerta educativa della scuola primaria di Osojane
  • risoluzione delle inefficienze e conseguente miglioramento dell’offerta sanitaria dell’ospedale


II fase

obiettivi specifici

  • aumentare la qualità socio/sanitaria dell’area interessata dall’ospedale
  • garantire la continuità e consolidare l’offerta educativa della scuola di Osojane
  • aumentare la qualità della vita delle aree coperte da scuola e ospedale

attività previste

  • allestimento di un laboratorio informatico presso la scuola di Osojane
  • allestimento di un’aula multimediale presso la scuola di Osojane
  • allestimento di un laboratorio di analisi attrezzato per ecografie e radiografie presso l’ospedale di Silovo
  • acquisto di un van per il trasporto degenti e pazienti per l’ospedale di Silovo
  • raccolta di materiale vario per le scuole di Osojane e Zupec e per la comunità di Osojane

risultati attesi

  • consolidamento e costanza nell’offerta educativa della scuola primaria di Osojane e Zupec
  • miglioramento dell’offerta sanitaria dell’ospedale


III fase

obiettivi specifici

  • garantire la continuità e consolidare l’offerta educativa della scuola di Osojane
  • aumentare la qualità della vita della municipalità di Osojane

attività previste

  • acquisto di uno scuolabus (e pullman per i cittadini)
  • start-up di un progetto agricolo destinato alla autosufficienza economica e alimentare di Osojane

risultati attesi

  • consolidamento e costanza nell’offerta educativa della scuola primaria di Osojane e Zupec
  • miglioramento della qualità della vita della municipalità di Istok



Puoi contribuire a questo progetto con una donazione sul cc intestato a l’Uomo Libero onlus (IBAN: IT 54 D0521635320000000029783) con causale “donazione progetto accendiamo la speranza”. Tutte le donazioni sono deducibili/detraibili dal reddito.

Puoi inoltre contattarci per presentare nella tua città il libro-reportage sul Kosovo e sul progetto: kosovo [at] luomolibero.it




[1] cfr.: A forgotten world – the serb enclaves in Kosovo, Helsinki Comiitee for Human Rights in Serbia
[2] cfr.: Report of the Secretary-General on the United Nations Interim Administration Mission in Kosovo, United Nations Security Council, giugno 2010
[3] A titolo di esempio delle violenze che affliggono i serbi del Kosovo e le altre comunità non-albanesi presenti riportiamo alcuni episodi citati dal rapporto delle Nazioni Unite: “A Novobёrdё / Novo Brdo, un serbo del Kosovo è stato aggredito il 15 marzo, da un gruppo di uomini albanesi. Nel Kosovo occidentale, due albanesi hanno gettato pietre ad un servizio umanitari di trasporto. Il 15 maggio un gruppo di uomini albanesi del Kosovo sono stati arrestati per aver aggredito un uomo bosniaco a Gjakovè / Djakovica. A Prishtinë / regione di Pristina, una donna Ashkali è stata ferita il 7 marzo, da un proiettile sparato nella sua casa. Secondo un rappresentante della comunità, poche settimane prima dell’attentato la famiglia della donna aveva ricevuto una minacciosa lettera chiedendo loro di abbandonare le loro proprietà”.
cfr.: Report of the Secretary-General on the United Nations Interim Administration Mission in Kosovo, United Nations Security Council, giugno 2010
[4] cfr.: Helsinki Comiitee for Human Rights in Serbia
[5] cfr.: Eulex – Programme Report 2010 “Building Suistanable Change Together”, Eulex Programme Office, Office of the Head of the Mission Eulex Kosovo, European Union Rule of Law Mission, 2010
[6] cfr.: Report of the Secretary-General on the United Nations Interim Administration Mission in Kosovo, United Nations Security Council, giugno 2010
[7] ibidem
[8] cfr: Vecernje Novosti, 10 gennaio 2011.
[9] cfr. Swissinfo, 10 gennaio 2011
[10] cfr: L’Unico, 11 gennaio 2011
[11] ibidem
[12] cfr.: Overgrow Italia, 7 gennaio 2011
[13] ibidem
[14] dati del Ministero per Kosovo e Metochia
[15] cfr.: Ciulla G. e Romano V., Lupi nella nebbia, Jaca Book, Milano 2010
[16] cfr.: Report of the Secretary-General on the United Nations Interim Administration Mission in Kosovo, United Nations Security Council, giugno 2010
[17] cfr.: Kosovo, obiettivo energia, Osservatorio Balcani e Caucaso.
[18] ibidem
[19] ibidem
[20] L’atto IT-03-67-T del Tribunale dell’Aja descrive nei dettagli le accuse mosse nei confronti dell’ex paladina della giustizia. Secondo il documento, Carla del Ponte e due suoi collaboratori, Hildegard Uertz-Retzlaff e Daniel Saxon, avrebbero esercitato gravi pressioni nei confronti di vari testimoni durante la loro attività all’Aja. A detta di Vojislav Seselj, alcuni testimoni sarebbero stati privati del sonno durante gli interrogatori e avrebbero subito minacce, ricatti e intimidazioni allo scopo di costringerli a testimoniare in suo sfavore. Tra le accuse mosse nei confronti di Carla Del Ponte vi è anche quella di aver contribuito a spingere Milan Babic a suicidarsi. L’ex leader dei serbi di Croazia si è impiccato in cella non essendo più stato “in grado di sostenere le pressioni esercitate contro di lui”. (cfr.: swissinfo.ch)
[21] cfr.: Kossovo: scandalo KEK, primo arresto, Adriatik Kelmendi e Astrit Gashi, IWPR
[22] cfr.: Made in Albania: Il Kosovo importa energia elettrica da Tirana, e-Gazzette
[23] Gli scambi di export-import di energia elettrica tra Albania e Kosovo si realizzano attraverso la linea di alta tensione di 220 chilowattora Fierze-Prizren, attraverso la sotto-stazione di Nasheci.
[24] cfr.: Report of the Secretary-General on the UN Interim Administration Mission in Kosovo, United Nations Security Council, giugno 2010
[25] cfr.: Kosovo. Pronto l’appalto della centrale “Kosovo e Re”, Osservaotrio Italiano, Agenzia Balcani, agosto 2010